Il presidente Usa Donald Trump ha dichiarato qualche giorno fa che le società americane di carte di credito potranno essere soggette a un limite del 10% sul tasso di interesse applicabile ai clienti. Immediato l’allarme delle banche statunitensi, con riscontri anche in Borsa, dove i titoli di diversi istituti di credito Usa, tra cui Citigroup, JPMorgan Chase, Wells Fargo e Bank of America sono scivolati in basso tra l’1% e il 3% lunedì 12.
Anche le società più strettamente legate al settore delle carte di credito, come Visa, Mastercard e American Express, sono scese. Capital One, il cui portafoglio prestiti proviene principalmente da carte di credito, è addirittura crollata di quasi il 7%.
Sebbene non sia chiaro come la norma proposta potrebbe essere applicata, il messaggio del settore è chiaro: il piano avrebbe conseguenze indesiderate per i consumatori e l’economia americana. Secondo banche e analisti, la mossa renderebbe infatti non redditizie ampie fasce del settore delle carte di credito, soprattutto quelle legate a clienti con profili creditizi non ottimali.
Secondo un sondaggio settimanale di Bankrate.com, il tasso medio delle carte di credito attuale, a livello nazionale, è del 19,7%, mentre i tassi per i mutuatari subprime e le carte specifiche per i negozi sono ancora più alti.
Invece di offrire prodotti in perdita ai consumatori, il settore semplicemente smetterebbe di offrire accesso ai clienti con un credito subprime. Probabili anche una serie di altre modifiche ai programmi di carte, tra cui la riduzione dei premi, affermano gli addetti ai lavori. I consumatori spenderebbero meno o farebbero affidamento su altre forme di debito non garantito, molte delle quali comportano tassi di interesse ancora più elevati rispetto alle carte di credito.
