Corea del Sud, chiesta la pena di morte per l’ex presidente Yoon

dal nostro corrispondente

NEW DELHI – Il procuratore speciale che ha indagato sul fallito colpo di Stato in Corea del Sud del 2024 ha chiesto che l’ex presidente Yoon Suk Yeol sia condannato a morte per essersi macchiato del reato di insurrezione. Benché siano trascorsi decenni dall’ultima esecuzione, il codice penale sudcoreano continua a contemplare la pena di morte per reati di estrema gravità come quelli compiuti da Yoon quando, nella tarda serata del 3 dicembre del 2024 impose, anche se solo per poche ore, la legge marziale.

Il 65enne ex presidente ha sempre respinto le accuse, sostenendo che l’imposizione del provvedimento di sospensione delle libertà civili fosse parte delle sue prerogative e di aver agito per sensibilizzare la popolazione circa l’ostruzionismo parlamentare dei partiti di opposizione. Yoon era stato politicamente ridotto all’impotenza dalla sconfitta elettorale rimediata dal suo partito nelle elezioni parlamentari dell’aprile del 2024.

Di fronte all’impossibilità di perseguire la sua agenda politica conservatrice, l’ex presidente ha prima cercato di provocare un intervento militare da parte della Corea del Nord che giustificasse l’imposizione della legge marziale, ma di fronte all’insuccesso di questa strategia è ricorso a quello che a tutti gli effetti è stato un tentativo di auto colpo di Stato.

Yoon è stato costretto a fare marcia indietro dopo che, la notte stessa della fallita svolta autoritaria, un manipolo di parlamentari è rocambolescamente riuscito a riunirsi, bocciando il provvedimento. Le settimane successive sono state contrassegnate prima da grandi manifestazioni e quindi dall’impeachment di Yoon. La Corea del Sud ha eletto un nuovo presidente – il progressista Lee Jae Myung – lo scorso mese di giugno.

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