Circa 100 membri del clero sono stati arrestati all’aeroporto internazionale di Minneapolis-St. Paul durante una manifestazione contro la stretta sull’immigrazione dell’amministrazione Trump in Minnesota, secondo gli organizzatori della protesta. Per lo più religiosi cristiani e leader religiosi si sono radunati all’aeroporto, dove hanno sostenuto che alcuni aerei stessero deportando migranti detenuti, secondo Justin Lind-Ayres, pastore luterano a Minneapolis. I manifestanti si sono inginocchiati cantando inni e recitando il Padre Nostro con temperature polari, prima di essere ammanettati e portati via, come mostrano i video.
Gli arresti sono avvenuti nel corso di una giornata di mobilitazione contro l’U.S. Immigration and Customs Enforcement (Ice) nelle Twin Cities — denominata ’Giornata della Verità e della Libertà’’ — che ha invitato i cittadini del Minnesota a boicottare scuola, lavoro e acquisti. Nonostante temperature artiche, migliaia di persone hanno partecipato a manifestazioni e cortei per esprimere la propria opposizione all’aumento dell’attività federale di controllo dell’immigrazione nelle ultime settimane. Il portavoce della Metropolitan Airports Commission, Jeff Lea, ha dichiarato che i manifestanti sono stati arrestati all’esterno del terminal principale perché hanno superato i limiti del permesso concesso per la manifestazione e hanno interrotto le operazioni aeree. La reverenda Elizabeth Barish Browne ha viaggiato da Cheyenne, Wyoming, per partecipare al raduno nel centro di Minneapolis. “Quello che sta accadendo qui è chiaramente immorale”, ha detto la ministra unitariana universalista. “Fa decisamente freddo, ma il tipo di ghiaccio che è davvero pericoloso per noi non è il clima”, ha ironizzato.
Intanto migliaia di persone si sono radunate, nonostante le temperature sotto zero, per una marcia di protesta contro la presenza degli agenti Ice mentre un’agente dell’Fbi che aveva cercato di indagare sul funzionario dell’Ice che ha ucciso a colpi d’arma da fuoco una donna di 37 anni a Minneapolis si è dimessa dall’agenzia, secondo quanto riferito al New York Times da due persone a conoscenza dei fatti. Tracee Mergen ha lasciato il suo incarico di supervisore presso l’ufficio dell’Fbi di Minneapolis dopo che i vertici dell’agenzia a Washington le avrebbero fatto pressioni affinché interrompesse un’indagine sulla violazione dei diritti civili da parte dell’agente della polizia anti immigrazione, Jonathan Ross, secondo una delle fonti. Tali indagini rappresentano una procedura investigativa standard in casi di sparatorie simili. Le dimissioni di Mergen sono solo l’ultima conseguenza delle polemiche scaturite dalla gestione da parte del Dipartimento di Giustizia della sparatoria in cui è rimasta uccisa Renee Good, una madre disarmata, il 7 gennaio, mentre si trovava alla guida della sua Honda Pilot. Dopo l’incidente, diversi funzionari dell’amministrazione Trump hanno descritto Good come una ’terrorista interna’, accusandola di aver tentato di investire Ross con la sua auto. Tuttavia, un’analisi video condotta dal New York Times non ha mostrato alcuna indicazione che l’agente sia stato investito.
