C’è un uomo in ospedale a Malta, ricoverato per ricevere cure dopo aver trascorso 24 ore in mare aggrappato ai rottami dell’imbarcazione con cui era partito dalla Tunisia. L’uomo, salvato in acque internazionali dalla motonave Star, ha raccontato che almeno 50 persone – che erano con lui – sono morte lo scorso venerdì in un naufragio nel Mediterraneo centrale, di cui sarebbe l’unico superstite.
Dalla sera di venerdì 23 gennaio anche la Capitaneria di porto di Lampedusa ha perlustrato l’area dove sarebbe avvenuto il naufragio – confermato dalle autorità di La Valletta – ma senza esito. Il sopravvissuto ha raccontato che il gruppo di migranti, lasciate le coste della Tunisia, ha navigato per 24 ore prima di imbarcare acqua. Alarm Phone da giorni segnala di non avere più notizie di persone partite dalla Tunisia su tre imbarcazioni.
Sono presumibilmente morte al largo delle coste di Lampedusa, secondo le recenti ricostruzioni, anche due gemelle di un anno della Guinea, dopo che l’imbarcazione sovraffollata su cui viaggiavano è stata messa a dura prova dal ciclone Harry che si è abbattuto nel Mediterraneo. Lo dice Nicola Dell’Arciprete – Coordinatore Unicef risposta migranti e rifugiati in Italia – che esprime le «più sentite condoglianze ai familiari e a tutte le persone colpite da questa tragedia». Le due bambine viaggiavano in un’imbarcazione di ferro, lunga appena 9 metri, partita da Sfax, in Tunisia, mercoledì 21 gennaio. Dopo quasi due giorni di navigazione in condizioni difficili, 61 persone – una delle quali è poi morta – sono state salvate dalla Guardia Costiera italiana. Un incidente che evidenzia – sottolinea Dell’Arciprete – «non solo i rischi estremi che corrono bambine, bambini e famiglie quando attraversano il Mediterraneo, ma anche la disperazione di queste famiglie nel voler raggiungere un luogo più sicuro».
Secondo un’analisi dell’Unicef del 2025, circa un bambino al giorno muore o scompare nel tentativo di attraversare il Mediterraneo centrale dall’Africa all’Europa. «Molti naufragi non lasciano superstiti o non vengono registrati», ricorda l’Unicef. «Ciò significa che il numero reale di persone, comprese persone di minore età, che sono morte o scomparse è praticamente impossibile da verificare e probabilmente è molto più alto», denuncia Dell’Arciprete.
Nella notte tra sabato e domenica la nave Sea-Watch 5 ha soccorso 18 migranti che si trovavano a bordo di un barchino in difficoltà, in zona Sar libica. Tra loro vi sono due bambini piccoli. Il porto assegnato per lo sbarco è quello Catania «dove arriveremo domani», fa sapere la Ong.
