La maggioranza degli americani boccia Donald Trump sull’immigrazione. L’operazione violenta degli agenti dell’Ice a Minneapolis, diffusa quasi in diretta dai social, sta togliendo consensi al presidente sul tema distintivo della sua agenda di politica interna: secondo un sondaggio di Reuters-Ipsos, il 53% dei cittadini americani non approva la linea dura sugli immigrati e solo il 39% continua a sostenere il governo di Washington anche sugli arresti e le espulsioni.
Il sondaggio è stato realizzato fra il 23 e il 25 gennaio, giorno nel quale le forze federali hanno ucciso brutalmente, l’infermiere Alex Pretti, colpendolo con dieci colpi di pistola mentre era immobilizzato a terra. Ma già prima le proteste contro l’Ice stavano dilagando nelle strade del Minnesota e degli Stati Uniti. E con maggiore forza dopo l’uccisione, sempre da parte degli agenti a volto coperto, di Renee Good, donna madre di tre figli che si rifiutava di scendere dall’auto. Violenze quotidiane, arresti di bambini, soprusi che sembrano avere provocato un malessere diffuso nella popolazione, e non solo tra gli attivisti di sinistra.
Il consenso per le misure di Trump contro l’immigrazione è sceso al livello più basso dal suo ritorno alla Casa Bianca: all’inizio del 2025 il 50% degli americani stava con lui, la battaglia contro «chi sfrutta il Paese e vive nel Paese senza documenti regolari» era un suo punto di forza. E ancora nei primi giorni di gennaio il consenso era comunque al 41%.
Secondo molti osservatori a pesare negativamente sulla popolarità del presidente è stata la gestione della comunicazione sugli immigrati: a tratti maldestra, a tratti troppo aggressiva, soprattutto di fronte all’evidenza delle violenze dell’Ice.
Trump che ha promesso «la più grande deportazione di immigrati della storia americana» deve ora fare i conti con il 58% degli americani, convinti – secondo Reuters-Ipsos – che gli agenti dell’Immigration and customs enforcement si siano spinti «troppo oltre», mentre solo il 12% è d’accordo con la repressione e il 26% è pensa che gli agenti siano stati «più o meno corretti».
