L’Iran impicca una presunta spia di Israele. Duemila morti nelle proteste

L’Iran ha giustiziato un uomo dopo averlo riconosciuto colpevole di spionaggio per conto di Israele. Lo ha riportato l’agenzia di stampa iraniana Mizan. “Hamidreza Sabet Esmaeilipour, arrestato il 29 aprile 2025, è stato impiccato per il reato di spionaggio e cooperazione di intelligence a favore di un servizio di intelligence ostile (Mossad, ndr) attraverso il trasferimento di documenti e informazioni classificate, dopo che il verdetto è stato confermato dalla Corte Suprema e attraverso procedure legali”, afferma Mizan.

Il totale dei morti

Sono almeno 6.221 i morti confermati durante l’ondata di proteste in Iran. E’ questo l’ultimo dato pubblicato da Human Rights Activists News Agency (Hrana). Tra questi, si legge sul sito web dell’organizzazione con base negli Stati Uniti, 5.858 manifestanti, 100 minori, 214 appartenenti alle forze di sicurezza e 49 persone che non erano dimostranti. L’organizzazione conferma che si continua a lavorare per verificare le circostanze di altri 17.091 decessi segnalati. Stando a Hrana, sono almeno 42.324 le persone arrestate.

Arresti in Turchia

Le forze di sicurezza e di intelligence turche hanno smantellato una sospetta rete di spionaggio legata all’Iran che operava all’interno della Turchia, arrestando sei persone in raid coordinati in cinque province. Secondo il quotidiano Sabah, la cellula stava raccogliendo informazioni sensibili in ambito militare e di sicurezza con l’intento di preparare potenziale piani di attacco. Fra i luoghi attenzionati c’era anche la base Nato di Incirlik, nella Turchia meridionale.

“Non ci sono stati contatti tra me e (l’inviato speciale Usa, Steve ndr) Witkoff, né abbiamo chiesto colloqui. Tuttavia, alcuni paesi terzi stanno facendo sforzi e consultazioni come mediatori, e noi siamo in contatto con loro”: lo ha detto oggi il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, parlando alla stampa a margine di una riunione di governo.

Araghchi ha quindi rimarcato che “la diplomazia attraverso minacce militari non può portare risultati” e che se gli Stati Uniti “vogliono che si tengano dei negoziati, devono mettere da parte minacce, richieste eccessive e questioni illogiche”, perchè “i colloqui richiedono condizioni di parità e rispetto reciproco”.

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