Anche il secondo collocamento sindacato organizzato dal Tesoro quest’anno segue la strada ormai abituale per questo tipo di emissioni, radunando sui mercati internazionali una domanda pari a oltre 10 volte l’offerta. Questa volta in gioco era un nuovo titolo benchmark a 15 anni, che rinforza la parte lunga della curva dopo il titolo a sette anni offerto il mese scorso: le richieste hanno totalizzato circa 157 miliardi, cioè 11,2 volte i 14 miliardi che il ministero dell’Economia ha deciso di collocare in questa operazione gestita con Banco Bilbao, BofA, Citybank, Deutsche Bank, Goldman Sacks e Jp Morgan. Con queste cifre, l’emissione aggiorna al rialzo il record assoluto registrato l’8 gennaio scorso per un portafoglio ordini su un singolo BTp. In termini di importo emesso, invece, il primato resta al collocamento sindacato di inizio anno, che ha visto il collocamento di 15 miliardi per il titolo a sette anni. Anche il nuovo 15 anni resta comunque ai piani altissimi della classifica, affiancando i 14 miliardi emessi nel giugno 2020 sul benchmark a 10 anni.
Come di prassi, la richiesta intensa ha aiutato a contenere lo spread, limitato a 8 punti base rispetto al rendimento del BTp in scadenza il 10 gennaio 2040.
Con queste emissioni sindacate, il Tesoro punta a sfruttare la lunga fase di apprezzamento dei titoli di Stato italiani sui mercati internazionali, rilanciata venerdì scorso dal miglioramento dell’outlook, da stabile a positivo, deciso da S&P Global Ratings accanto al giudizio BBB+ assegnato ai nostri BTp, premessa di una possibile promozione che dopo 14 anni riporterebbe i bond governativi italiani a ottenere una A in pagella anche nella scala di una delle tre principali agenzie.
