«Mi hanno appena licenziata dal Washington Post nel mezzo di una zona di guerra. Non ho parole. Sono devastata». Lizzie Johnson, corrispondente in Ucraina, ha affidato a X la frase-volto dei tagli alla testata. Johnson aveva descritto poche settimane prima la sua quotidianità in un Paese in conflitto: niente corrente, niente acqua, niente riscaldamento, lei che si scalda in auto e prende appunti a matita perché «l’inchiostro congela», illuminata dalla lampada frontale.
Poi c’èSabrina Malhi, collega di Johnson e specializzata in salute infantile e materna, che sempre su X ha scritto di avere «il cuore spezzato», mentre allatta suo figlio e scopre di perdere quello che definisce il suo «dream job» (il suo «lavoro dei sogni») al Washington Post.
Il colpo al Post
Il giornale di proprietà Jeff Bezos, fondatore di Amazon, ha avviato unariorganizzazione che taglia circa un terzo del personale, con centinaia di posti coinvolti e oltre 300 giornalisti colpiti. Le riduzioni più pesanti riguardano gli esteri, la cronaca locale, l’editing e lo sport, oltre a chiusure e contrazioni di prodotti e sezioni, come l’area libri.
Le reazioni degli esteri
X è invaso dai messaggi dei giornalisti della testata. Come quello di Claire Parker, capo bureau al Cairo (Egitto): «Licenziata… insieme all’intero gruppo dei corrispondenti del Medio Oriente e ai nostri editor. Difficile capire la logica». Il suo post è stato ripreso da diverse testate internazionali. Anna Fifield ha annunciato di essere stata licenziata come “Asia editor” del Post, parlando di privilegio e riconoscenza verso i colleghi. Dall’India, Pranshu Verma ha scritto di essere «heartbroken» («con il cuore a pezzi») per il licenziamento e «gutted» («distrutto») per i tanti colleghi colpiti.
Licenziata chi copriva l’azienda di Bezos
Nel flusso di reazioni, spicca quella di Caroline O’Donovan, che ha scritto di essere stata licenziata «dal lavoro di copertura di Amazon» per il Washington Post. Tra i licenziati che hanno scelto di dirlo pubblicamente c’è anche Tashan Reed, che su X ha parlato di «giorno incredibilmente triste» non solo per chi perde il lavoro, ma per i lettori e per ciò che la testata rappresenta. Intanto, tra un tweet e l’altro, la giornata è scandita da email e notifiche, con reparti smontati e coperture ridotte.
