Le grandi città europee raccontano storie di prosperità e crescita, ma anche di profonde disuguaglianze. Milano, Parigi, Atene e Madrid mostrano come centri economici e culturali possano convivere con periferie segnate da precarietà abitativa, difficoltà di accesso ai servizi e marginalizzazione sociale. Dalle banlieues parigine ai quartieri popolari milanesi, dai sobborghi ateniesi alle periferie madrilene, emerge un filo comune: lo sviluppo urbano spesso avanza più rapidamente del tessuto sociale, generando città “a due velocità” dove le opportunità non sono distribuite in modo equo. Analizzando redditi, accesso alla casa, trasporti e spazi pubblici, questi reportage offrono uno sguardo comparato su come le periferie delle metropoli europee vivano una doppia realtà, tra ricchezza e fragilità. Dopo le puntata su Milano e Parigi, di seguito il reportage su Atene.
Atene è una città di contrasti, dove l’antico convive con il moderno, e dove il mito si intreccia con la quotidianità. È la capitale culturale e politica della Grecia, cuore della storia millenaria del Paese, ma anche laboratorio di un’urbanistica anarchica, segnata da decenni di costruzioni arbitrarie e da una cronica mancanza di pianificazione pubblica. Sotto l’ombra dell’Acropoli, tra vicoli storici e quartieri rinnovati, si nascondono periferie dove traffico, disuguaglianze sociali e crisi abitativa rendono la vita quotidiana una sfida costante.
Una città cresciuta in modo anarchico
La mancanza di terreni pubblici, combinata con interventi urbanistici intensi e spesso improvvisati sin dal XIX secolo, ha trasformato Atene in una città senza regole chiare. Questa anarchia edilizia si riflette tanto nei quartieri centrali quanto nelle periferie. Ancora oggi, eventi come le inondazioni dimostrano quanto le scelte urbanistiche del passato continuino a pesare sulla vita dei cittadini. Nove anni dopo le alluvioni che uccisero 23 persone in Attica, un’altra tragedia ha colpito Glyfada, quartiere della costa meridionale, dove una donna è stata travolta dalle acque il 21 gennaio 2026. Le inondazioni non derivano solo dalle costruzioni illegali in zone un tempo occupate dai fiumi Ilissos e Kifissos, ma anche dall’assenza di piani di prevenzione, opere pubbliche e fondi per protezione civile, problemi che si ripetono da decenni.
Traffico e accesso ai servizi
I contrasti tra centro e periferia si manifestano quotidianamente nelle difficoltà di spostamento e nell’accesso ai servizi sanitari. Nei sobborghi, i tempi di percorrenza possono moltiplicarsi: per raggiungere un ospedale pubblico, molti residenti devono affrontare strade congestionate o percorsi lunghi, con costi aggiuntivi per taxi o mezzi privati. Un anziano di Petroupolis, nella periferia occidentale, racconta di dover spendere fino a 60 euro per raggiungere l’ospedale Alexandra dove riceve cure oncologiche, perché non può guidare.
La mancanza di ospedali e ambulatori pubblici nelle periferie, combinata con collegamenti di trasporto meno frequenti rispetto al centro, rende l’accesso alla sanità un privilegio per chi vive nei quartieri centrali e una difficoltà insormontabile per molti nelle periferie occidentali e settentrionali.
