Trump rilancia: «Dazio globale del 15%, molti Paesi ci hanno derubato»

Donald Trump alza il tiro della risposta alla bocciatura dei suoi ambiziosi dazi reciproci per mano della Corte Suprema americana: su Truth Social ha annunciato che nuovi balzelli globali sostitutivi delle reciprocal tariffs saranno del 15%, dopo aver firmato solo poche ore prima un decreto che li stabiliva al 10% dal 24 febbraio. I nuovi dazi sull’import, con l’obiettivo di neutralizzare la sentenza, sono identici a quelli negoziati o discussi con Washington da grandi partner per scongiurare più gravi traumi e penalizzazioni, dall’Unione Europea al Giappone, dalla Corea al Sud a Taiwan.

La nuova escalation di Trump ricorre ora alla Section 221 del Trade Act del 1974, che permette al presidente di innalzare barriere proprio fino al 15% per 150 giorni davanti a severi squilibri nell’interscambio. Ed è dura anche nei toni: «Io, come presidente degli Stati Uniti, con effetto immediato alzerò la tariffa mondiale del 10% sui Paesi, molti dei quali hanno derubato per anni gli Stati Uniti senza alcuna rappresaglia (finchè non sono arrivato io), al livello massimo e legalmente consentito del 15%». Ha aggiunto che non intende fermarsi: «Nei prossimi mesi, l’amministrazione Trump determinerà e emetterà nuove e legalmente permesse tariffe, che continueranno il nostro straordinario successo nel fare di nuovo grande l’America». Il presidente ha anche rinnovato gli attacchi ai magistrati, affermando che il nuovo 15% sarebbe il risultato di una «approfondita, e dettagliata analisi della ridicola, maldestra e straordinariamente anti-americana» decisione della Corte.

I giudici hanno spuntato gli artigli commerciali di Trump, come facile arma buona per tutte le occasioni. La sconfitta politica e legale non ha tuttavia alterato i suoi piani, che minacciano di lasciare profondamente trasformato e sempre più teso il quadro dell’interscambio come dei rapporti internazionali. Un clima che potrebbe convincere molte delle nazioni che hanno a fatica raggiunto intese con Washington, anche accettando regimi tariffari svantaggiosi, a preservarli.

La promessa dell’amministrazione di non cambiare strada è fatta di altre cifre derivate dal nuovo dazio generalizzato del 15%: questa tariffa destinata a prendere il posto dei balzelli invalidati, perché fondati su un errato uso della legge per le emergenze economica Ieepa, dovrebbe generare quest’anno medesime entrate, ha calcolato il segretario al Tesoro Scott Bessent. E anche gli analisti prevedono che i dazi effettivi medi Usa nel 2026 non si riveleranno distanti dai valori del 2025.

Il Budget Lab di Yale, ancora prima delle ultime mosse, aveva riassunto così la girandola di annunci: i dazi medi effettivi erano al 16,9%, record dal 1932, sono scesi al 9,1% con la decisione della Corte Suprema ma risalgono al 13% già con un nuovo dazio globale limitato al 10 per cento. Rastrellerebbero entro il 2035 tra i 1.300 e i 2.500 e più miliardi a seconda che i nuovi dazi scadano dopo 150 giorni o diventino in qualche modo permanenti.

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