Beretta, parte lo scontro a Wall Street per il controllo di Sturm Ruger & Co

È battaglia a Wall Street per il controllo della Sturm Ruger, il più grande produttore di armi da fuoco degli Stati Uniti, dopo che il gruppo italiano Beretta Holding con sede in Lussemburgo, ha deciso di fare valere la sua quota del 9,95% con la quale è diventato il primo azionista. Dopo avere avviato un primo confronto con gli azionisti e gli investitori istituzionali tra cui i fondi Blackrock e Vangard, per una parterniship strategica, il gruppo ha deciso di forzare la mano ritenendo i nuovi consiglieri di amministrazione appena nominati «inadeguati». Ha quindi presentato una lista di quattro consiglieri su un cda di nove membri in vista dell’assemblea generale della Ruger in calendario il 29 maggio, una mossa pensata per ottenere maggiore controllo sul principale rivale statunitense Smith & Wesson.

«Abbiamo investito in Sturm Ruger, diventandone il primo azionista con il 9,95%, perché pensiamo sia una società con asset significativi negli Stati Uniti – ha dichiarato Pietro Gussalli Beretta, presidente e amministratore delegato di Beretta Holding a «Il Sole 24 Ore» -. Il nostro intento è sempre stato di cercare un dialogo con il consiglio di amministrazione per discutere di strategie industriali e di partnership per far crescere la società ed il valore del titolo e non ho mai parlato di take over. Purtroppo – ha aggiunto il presidente – gli attuali consiglieri stanno anteponendo i propri interessi personali a quelli di tutti gli azionisti e speriamo che possano essere eletti i nostri consiglieri, i quali porterebbero un nuovo approccio all’interno del Cda che privilegi solo l’interesse della società e di tutti gli stakeholder».

I candidati proposti dalla Beretta Holding sono rappresentanti di fondi come William Franklin Detwiler, managing partner di Fernbrook Capital Management; Mark DeYoung, fondatore ed ex ceo di Vista Outdoor; Frederick Disanto, ceo di Ancora Holdings; e Michael Christodolou, fondatore di Inwood Capital Management. Lo scontro si inserisce in un contesto di calo delle vendite e di forte contrazione degli utili per Ruger, il 90% in meno rispetto al picco, con le azioni al disotto dell’81,5% negli ultimi tre anni rispetto all’indice di Borsa Russell2000. La capitalizzazione di mercato di Ruger è di circa 581 milioni di dollari che rappresenta il valore della società.

Quando Beretta ha rivelato per la prima volta la partecipazione iniziale del 9,95%, in un documento depositato lo scorso ottobre alla Sec di New York aveva dichiarato di voler esplorare «potenziali aree di collaborazione operativa e strategica» con Ruger. La società statunitense, preoccupata della crescita della quota del gruppo, ha adottato un piano per rendere più difficile la scalata ostile (poison pills) diluendo la partecipazione dell’investitore acquirente nel caso si superi una quota prestabilita del 10%.

Beretta Holding, famoso produttore di armi fondato nel 1526, ha registrato ricavi per 1,67 miliardi di dollari nel 2024 di cui il 40% negli Usa e con un Ebitda di 253 milioni di euro. La sua crescita per linee esterne lo ha portato a una audace politica di acquisizioni con 50 società controllate dalla holding tra cui nel 2022 la svizzera RUAG Ammotec che produce munizioni. Le tre divisioni ottica, munizioni e armi ne fanno un gruppo integrato con interessi in crescita nel settore della difesa che oggi rappresenta il 40% del fatturato con investimenti in tecnologia e nella ricerca. Il settore tradizionale del civile con armi per lo sport e la caccia continua a giocare un ruolo centrale con tassi di crescita stabili.

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