(Il Sole 24 Ore Radiocor) – Le Borse europee scivolano in profondo rosso nella prima seduta di contrattazioni del mese di marzo. L’attacco di Usa e Israele all’Iran e la conseguente reazione della Repubblica islamica hanno provocato un’escalation in tutto il Medio Oriente, mettendo a rischio le catene di approvvigionamento di energia e di conseguenza la tenuta dell’economia globale. Parallelamente, l’interruzione dei trasporti aerei (la più grande registrata a livello globale con 19mila voli ritardati e oltre 2.600 cancellati) sta pesando sulle compagnie del settore: tra le altre, sono in forte ribasso Deutsche Lufthansa e Air France-Klm che hanno sospeso le tratte verso il Medio Oriente. Anche le Borse asiatiche sono in forte calo, mentre i future di Wall Street perdono un punto percentuale. La possibilità di una rapida conclusione del conflitto limita tuttavia al momento la corsa agli asset sicuri, come dimostra la flessione dei Treasury Usa.
In questo contesto, il FTSE MIB di Milano si muove in netto ribasso, come gli altri listini del Vecchio Continente.
Giù industriali e banche, acquisti su petroliferi e difesa
I timori per la tenuta dell’economia globale, alla luce del blocco delle catene di approvvigionamento dell’energia, colpiscono i titoli industriali e le banche, mentre guadagnano terreno in controtendenza quelli della difesa e i petroliferi, trainati dal rally del prezzo del greggio. Tra i principali titoli milanesi perdono così quota in particolare Stellantis , Unipol , Banca Pop Er , Mediobanca , Brunello Cucinelli e Intesa Sanpaolo . Nel Ftse Mib sono invece ampiamente sopra la parità solamente Leonardo – Finmeccanica , Eni , Fincantieri , Tenaris e Italgas .
Petrolio in volata, strappa anche il gas
L’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran e la conseguente decisione delle petroliere di evitare il passaggio nello stretto di Hormuz mettono le ali al prezzo del petrolio nonostante l’aumento superiore alle attese della produzione in aprile annunciato dai paesi dell’Opec+. Il future di aprile del Wti balza del 7% a ridosso dei 72 dollari, mentre il contatto per maggio del Brent sale di oltre l’8% verso gli 80 dollari. Venerdì in chiusura i contratti di riferimento viaggiavano rispettivamente a 66,6 e 72,5 dollari. Dallo stretto di Hormuz transita circa un quinto del petrolio consumato a livello globale, il 38% del quale è destinato al mercato cinese (il 3% all’Europa), oltre che il gas liquefatto del Qatar (un quinto di export globale). La crisi in Medio Oriente mette così le ali anche al gas naturale: sulla piattaforma Ttf di Amsterdam il future di riferimento vola del 20% a 38 euro al megawattora.
Balzo dell’oro spot, nonostante la risalita del dollaro
Il caos in Medio Oriente innesca anche il rally dei metalli preziosi. Sull’onda dell’incertezza geopolitica ed economica, balza l’oro e sono in rialzo anche l’argento, il platino e il palladio. Tra i beni rifugio per eccellenza, i metalli preziosi e l’oro sono «forse il miglior barometro per riflettere l’incertezza globale – ha affermato l’analista indipendente Ross Norman, citato da Radiocor – Dovremmo aspettarci che il metallo giallo venga rivalutato al rialzo raggiungendo nuovi record, dato che stiamo entrando in una nuova era di incertezza geopolitica». Questo, nonostante il rimbalzo del dollaro che, secondo gli operatori, rende più costoso l’acquisto dei metalli preziosi e limita gli acquisti. L’euro arretra infatti dello 0,7% rispetto al biglietto verde a quota 1,17. Nel frattempo, dopo l’ottovolante del week end, le criptovalute tentano un timido rimbalzo: il bitcoin sale sopra i 65mila dollari, dopo essere arretrato sotto quota 64mila dollari sabato scorso.
