Borsa verso nuovo avvio pesante, petrolio a cento dollari

Le Borse europee si preparano a una nuova seduta difficile mentre la guerra in Iran entra nella sua seconda settimana ed entrambe le parti non danno segni di voler evitare un conflitto prolungato. Lo shock energetico legato all’impennata dei prezzi di petrolio e gas naturale alimenta del resto i timori di stagflazione, perché allo stesso tempo alimenta l’inflazione e ostacola la crescita economica.

La scelta di Mojtaba Khamenei, che succede così a suo padre, come nuova guida suprema dell’Iran, intanto, non può che alimentare le tensioni con Stati Uniti e Israele: il presidente americano Donald Trump ha già dichiarato che Khamenei «non durerà a lungo».

Tornando all’azionario, le Borse asiatiche si avviano a chiudere una giornata nera (Tokyo ha terminato la seduta a -5,2%), mentre i future sui listini occidentali sono in deciso ribasso, pur avendo limitato le perdite sulla scia delle indiscrezioni su un possibile rilascio coordinato di parte delle riserve di petrolio da parte dei paesi del G7 per limitare la fiammata dei prezzi dell’energia.

I future sull’Eurostoxx 50 perdono il 2,11% e quelli sul Ftse Mib milanese segnano -1,93%, mentre i contratti sull’S&P 500 newyorchese sono in calo dell’1,5%. La settimana scorsa Piazza Affari ha perso il 6,5%. Sul mercato valutario, l’aumento dell’avversione al rischio continua a sostenere il dollaro, indicato a 1,1553 per un euro da 1,1597 venerdì in chiusura. Il biglietto verde vale anche 158,50 yen (da 157,62), mentre il rapporto euro/yen si attesta a 183,07 (da 182,80). Bitcoin poco mosso su quota 67.200 dollari.

Sul fronte dell’energia, continua il rally dei prezzi che tuttavia si attenua rispetto ai massimi toccati nella notte: il future di aprile del Wti vola del 15,89% a 107,42 dollari dopo aver toccato un massimo a 119,48, mentre il Brent per maggio segna +13,31% a 103,00 dollari dopo un top a 119,5. Ad Amsterdam il prezzo del gas naturale cresce del 16,8% a 62,3 euro al megawattora sulla piattaforma Ttf. Ritraccia in parte l’oro, con la consegna spot che cede l’1,3% a 5.104 dollari l’oncia.

Source link