da Macron a bin Salman

Di recente il linguaggio del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, nei confronti di alcuni leader stranieri è tornato al centro dell’attenzione internazionale non per critiche geopolitiche, ma per battute, derisioni e insulti personali che hanno inasprito relazioni già tese.

Il caso Macron e la battuta sulla moglie

Il caso che ha provocato la reazione più forte è quello relativo al presidente francese Emmanuel Macron. In un pranzo privato organizzato alla Casa Bianca, il presidente americano ha commentato con tono canzonatorio la riluttanza francese a impegnarsi militarmente al fianco degli Stati Uniti nella guerra contro l’Iran, aggiungendo poi che Macron viene trattato «estremamente male» dalla moglie Brigitte e che si sta ancora riprendendo da un presunto colpo ricevuto alla mascella in un episodio virale del 2025. Macron ha definito queste parole, accompagnate da una parodia con accento francese, «né eleganti né all’altezza», aggiungendo che tali commenti non meritano risposta ufficiale.

Starmer nel mirino: ironia sulla leadership britannica

Parallelamente, Trump ha rivolto lo stesso tono ironico al primo ministro del Regno Unito, Keir Starmer, definendo il suo comportamento «debole e incerto», soprattutto sul ruolo britannico nella crisi dello Stretto di Hormuz. Il presidente Usa ha inoltre imitato Starmer sostenendo che il primo ministro avrebbe detto di dover “chiedere al suo team” prima di impegnare portaerei britanniche nel conflitto. Il commento ha irritato funzionari a Londra e sollevato preoccupazioni sulla tenuta della relazione transatlantica.

Bin Salman e la metafora della sottomissione

Ma gli insulti non si limitano all’Occidente. In una recente apparizione pubblica Trump ha rivolto parole pungenti anche al principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, usando espressioni figurate inusuali per un confronto diplomatico e dicendo che il leader di Riyadh «non pensava che avrebbe dovuto baciarmi il culo; ora deve essere gentile con me», per via dell’attuale equilibrio di potere tra Stati Uniti e Arabia Saudita. Il commento, riportato da più fonti giornalistiche, utilizza una metafora cruda per descrivere la percepita subordinazione del regno saudita nei confronti di Washington e ha suscitato critiche perché ritratto come una forma di umiliazione pubblica nei confronti di un alleato chiave nella regione del Golfo.

Trump senza freni, deride il principe Bin Salman

Soprannomi e nomignoli: una tradizione comunicativa consolidata

Fin dall’inizio della sua carriera politica Trump ha fatto dell’uso di soprannomi irriverenti e di frasi pungenti per descrivere leader stranieri uno dei suoi marchi retorici. Negli anni passati ha rivolto appellativi come “Animal Assad” nei confronti di Bashar al‑Assad, “Rocket Man” per Kim Jong‑un e “Juan Trump” per il presidente messicano Andrés Manuel López Obrador. Ha anche definito il primo ministro canadese Justin Trudeau con epiteti poco istituzionali come “Governor Trudeau”.

Source link