Gli aeroporti europei lanciano l’allarme: carburante per tre settimane

Gli aeroporti europei hanno lanciato l’allarme: le scorte di carburante per aerei si stanno assottigliando, con la prospettiva di gravi disagi per le prossime vacanze. ACI Europe, l’associazione di categoria degli aeroporti europei, ha comunicato all’UE che prevede l’esaurimento delle riserve di cherosene entro tre settimane, a meno che non aumentino le forniture dal Medio Oriente, interrotte a seguito della guerra e alla chiusura dello Stretto di Hormuz.

Uno scenario che rischia di portare a cancellazioni di voli e aumenti del prezzo dei biglietti aerei. In una lettera al commissario dei trasporti europeo, Aci Europe ha avvertito: «Se il passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz non riprenderà in modo significativo e stabile entro le prossime tre settimane, la carenza sistemica di carburante per aerei diventerà realtà (…) andando ad incidere gravemente sulle operazioni aeroportuali e sulla connettività aerea». La lettera rappresenta il segnale più forte finora lanciato dal settore del trasporto aereo sia da parte delle compagnie aeree e degli aeroporti europei sul rischio reale di rimanere «a secco».

In alcuni aeroporti italiani, tra cui Milano, Venezia e Bologna, sono state già imposte restrizioni al rifornimento di carburante. Il timore è l’esaurimento delle scorte di jet fuel, un prodotto derivato dalla raffinazione del petrolio, a causa delle continue interruzioni nelle forniture provenienti dal Golfo, nonostante il cessate il fuoco tra Iran, Stati Uniti e Israele.

Un quinto del petrolio e del gas mondiali transita attraverso lo Stretto di Hormuz, di fatto chiuso dall’Iran dall’inizio del conflitto. Teheran ha insistito sul fatto che lo Stretto sia stato riaperto in conformità con un accordo di cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran. Tuttavia, giovedì Donald Trump ha affermato che l’Iran sta facendo “un pessimo lavoro” per riaprire la via navigabile.

Allarme carburante per gli aerei, timori per i voli estivi

Nelle ultime 24 ore solo sette navi hanno attraversato lo Stretto di Hormuz, rispetto alle circa 140 che transitavano normalmente in una giornata prebellica. I prezzi del carburante per aerei rimangono su livelli doppi rispetto a prima dell’avvio del conflitto, a testimonianza della sua relativa scarsità: secondo l’agenzia di stampa Argus Media, i prezzi di riferimento hanno chiuso giovedì a 1573 dollari a tonnellata, ben al sopra rispetto ai circa 750 dollari a tonnellata precedenti l’inizio del conflitto.

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