Caso Mandelson-Epstein: cade anche il più alto funzionario del Foreign Office. Trema Starmer

LONDRA – Lo scandalo Mandelson torna a far tremare il Governo britannico. I partiti di opposizione hanno chiesto le dimissioni del premier Keir Starmer, che viene accusato di avere mentito al Parlamento sulle procedure seguite nella nomina dell’ex ministro laburista al prestigioso incarico di ambasciatore a Washington.

Secondo le rivelazioni del Guardian, poi confermate da Downing Street, Mandelson non aveva superato i controlli di sicurezza previsti (UK Security Vetting) e i Servizi avevano quindi dato parere negativo alla sua nomina. Nonostante questo campanello d’allarme, il ministero degli Esteri aveva deciso di ignorare il loro consiglio e aveva approvato la nomina. Il tutto, secondo il Governo, senza informare il ministro degli Esteri (allora David Lammy, ora vicepremier) o lo stesso Starmer.

La versione ufficiale è che il premier ha scoperto la cosa solo martedì scorso ed è “furibondo”. Ha chiesto spiegazioni al ministero degli Esteri e, secondo quanto dichiarato stamattina, sarebbe andato in Parlamento per spiegare la situazione ma lo scoop del Guardian ha detonato la miccia prima che lui potesse agire.

Il responsabile della decisione, Sir Oliver Robbins, il funzionario di più alto grado del ministero degli Esteri, ha lasciato l’incarico con effetto immediato. Secondo il Governo, si è assunto la piena responsabilità di una decisione sbagliata. Secondo l’opposizione, è stato scelto come capro espiatorio per proteggere il premier.

Starmer è nel mirino delle accuse perchè più volte, sia in conferenze stampa che in Parlamento, aveva difeso la nomina di Mandelson a spada tratta e aveva insistito che tutte le procedure di rito erano state seguite scrupolosamente. Se, come accusa Kemi Badenoch, leader del partito conservatore, il premier in realtà sapeva e ha mentito ai deputati, ha commesso un reato e deve dare le dimissioni. Se invece, come sostiene il Governo, era all’oscuro di tutto, si tratta di un ennesimo imbarazzo per un leader che più volte ha mostrato una strana propensione a prendere le decisioni sbagliate.

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