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Gli iraniani si stanno preparando a una possibile ripresa degli attacchi e hanno fatto intendere che non esiteranno a infliggere un duro colpo ai paesi vicini e all’economia mondiale in caso di attacco, scrive il New York Times
Iran: gruppo indiano Adani pagherà 275 mln dlr per aver comprato petrolio iraniano sotto sanzione
Il gruppo indiano Adani ha accettato di pagare 275 milioni di dollari per chiudere un’indagine negli Stati Uniti sulle sue presunte importazioni di idrocarburi iraniani. E’ quanto riferisce il governo americano. L’azienda era sospettata di aver violato le sanzioni statunitensi acquistando per 32 volte idrocarburi di origine iraniana tra novembre 2023 e giugno 2025, secondo quanto riportato dall’Office of Foreign Assets Control (Ofac) del Dipartimento del Tesoro. Il Gpl sarebbe stato acquistato “da un intermediario con sede a Dubai che sosteneva di fornire gas omanita e iracheno. C’erano segnali importanti che avrebbero dovuto allertare la società sul fatto che il Gpl proveniva in realtà dall’Iran”, afferma l’Ofac. Adani avrebbe utilizzato istituzioni finanziarie statunitensi per pagare una fattura complessiva superiore a 192 milioni di dollari. Il gruppo ha confermato l’accordo con le autorità statunitensi in un comunicato. Nell’accordo si sottolinea che “almeno in quattro occasioni tra marzo 2023 e febbraio 2024”, il gruppo “è stata informato da terzi che le spedizioni fornite dal venditore di Dubai potevano provenire dall’Iran”. Viene inoltre evidenziato che il prezzo di vendita, “inferiore a quello di mercato”, avrebbe dovuto destare sospetti, poiché l’Iran è “quasi l’unico” Paese in Medio Oriente a vendere Gpl “con uno sconto significativo”. Il gruppo indiano aveva dichiarato a febbraio di collaborare con le autorità statunitensi nell’ambito dell’indagine e aveva contattato l’Ofac dopo che il quotidiano americano Wall Street Journal aveva rivelato, nel giugno 2025, che i suoi acquisti di Gpl erano sotto esame da parte della giustizia statunitense. Il gruppo è guidato dal miliardario Gautam Adani, considerato vicino al primo ministro nazionalista indù Narendra Modi.
Iran: Teheran, asse della resistenza più unito e forte che mai
Il portavoce del Ministero della Difesa iraniano ha respinto le recenti affermazioni di Donald Trump sulla distruzione delle capacità di difesa dell’Iran, sottolineando che una parte significativa della potenza militare del Paese non è ancora stata impiegata e che “l’asse della resistenza è ora più unito e forte che mai”. Intervenendo all’emittente yemenita Al Masirah, il generale di brigata Reza Talaei-Nik ha liquidato le dichiarazioni di Trump come “falsità” e “assurdità”, affermando: “Trump continua a diffondere affermazioni infondate e menzogne sulla distruzione delle nostre capacità di difesa”.
“L’aura di potere dell’America è crollata per mano delle nostre forze”, sottolineando che “una parte considerevole delle capacità difensive dell’Iran non è ancora stata messa in atto”, ha sottolineato.
Nyt, «attacchi a petrolio e blocco Bab el-Mandeb possibili strategie Iran»
Gli iraniani si stanno preparando a una possibile ripresa degli attacchi e hanno fatto intendere che non esiteranno a infliggere un duro colpo ai paesi vicini e all’economia mondiale in caso di attacco. Ecco come potrebbe reagire l’Iran, scrive in una analisi il New York Times. Nel primo conflitto di quest’anno, gli iraniani si stavano preparando a una guerra prolungata di circa tre mesi. Di conseguenza, l’Iran ha limitato l’uso dei missili per sostenere settimane di attacchi contro Israele e obiettivi regionali, ha aggiunto. Al contrario, se dovesse scoppiare di nuovo una guerra, i leader iraniani prevedono combattimenti “brevi ma ad alta intensità”, inclusi pesanti attacchi coordinati contro le loro infrastrutture energetiche. Come potrebbe reagire l’Iran questa volta? In un nuovo ciclo di combattimenti, l’Iran potrebbe lanciare decine o centinaia di missili al giorno per “affrontare efficacemente il nemico e anche cambiare le carte in tavola”. Questo costringerebbe le nazioni arabe del Golfo a prepararsi a un’intensificazione degli attacchi contro le loro infrastrutture energetiche. Se i danni dovessero essere sufficientemente ingenti, potrebbero trascinare paesi come gli Emirati Arabi Uniti, il Kuwait e l’Arabia Saudita ancora più a fondo in una guerra che molti leader del Golfo hanno cercato di evitare. L’Iran potrebbe anche tentare di esercitare il controllo sullo Stretto di Bab el-Mandeb, uno stretto braccio di mare che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden, attraverso il quale transita un decimo del commercio mondiale. Lo stretto si trova a ridosso del territorio controllato dagli Houthi, una milizia yemenita sostenuta dall’Iran. Nell’ultima fase dei combattimenti, gli iraniani hanno sfruttato la loro vicinanza allo Stretto di Hormuz per esercitare un’enorme influenza sull’economia mondiale. Se il governo iraniano ritiene che il suo controllo su quello stretto sia in pericolo, potrebbe voler “costringere gli Stati Uniti a concentrarsi su due fronti marittimi anziché su uno”. La milizia Houthi ha promesso di difendere l’Iran in caso di guerra regionale, ma ha reagito con cautela nell’ultima fase dei combattimenti.
