Commerz, Governo di Berlino freddo sui piani anti UniCredit

Il secondo grande azionista di Commerzbank, la Repubblica Federale della Germania, possiede una quota del 12,70 per cento circa, la più grande dopo quella di Unicredit. Ma il governo di coalizione rosso-nera (Cdu/Spd) non sarà il cavaliere bianco che servirebbe al management della seconda banca tedesca per respingere con maggiore forza il tentativo di acquisizione da parte del colosso italiano. Stando a fonti bene informate, il governo guidato dal cancelliere Friedrich Merz non è intenzionato a utilizzare la carta dirompente del “golden power”, evocata dal partito di estrema destra AfD per alzare uno scudo di protezione definendo Commerz un’infrastruttura strategica. E sebbene siano circolate voci sulla possibilità di un aumento della quota in mano allo Stato tedesco, anche questa opzione non sembrerebbe sia sul tavolo.

Resta l’avversione del Governo

Sebbene la partita tra Unicredit e Commerz sia ricca di colpi di scena, e quindi non si possono escludere a priori, è improbabile che sarà lo Stato tedesco a sparigliare le carte. Un intervento diretto della mano pubblica da Berlino, sia pur per “salvare” una banca di rilevanza sistemica, verrebbe interpretata da Bruxelles come una mossa molto anti-europea, quando l’Europa ha bisogno di campioni bancari europei in grado di competere con i colossi americani. E questo la Germania lo sa bene perché continua a proteggere il suo sistema bancario domestico molto frammentato per canalizzare in mille rivoli il credito bancario a livello locale e di piccole Pmi, sacrificando a tal fine le dimensioni delle sue grandi banche private. La maggior parte dei depositi bancari in Germania, infatti, non si concentra nei bilanci di Deutsche bank e Commerzbank, che forse ne hanno solo un terzo.

Ma c’è di più. Se il governo tedesco uscisse allo scoperto concretamente e platealmente per bloccare Unicredit, prenderebbe anche una posizione contro il sistema Italia: dovrebbe infatti spingere sul tasto della quantità di titoli di Stato italiani nel bilancio di Unicredit, dovrebbe riaprire la competizione tra Stati con la tripla A contro Stati con la tripla B in un momento in cui l’Europa deve mostrarsi al mondo più unita che mai. Che gli piaccia o no, il governo di Merz si è limitato finora a lamentarsi più per la forma che per la sostanza del tentativo di takeover dell’ad di Unicredit Andrea Orcel. E anche se alti esponenti del governo federale, tra i quali lo stesso cancelliere, hanno dichiarato di essere a favore dell’indipendenza di Commerz (forse proprio rivolgendosi agli elettori di AfD per strappare voti nel bacino dell’estrema destra), alle parole finora non sono seguiti i fatti.

Le parole della Orlopp

In un’intervista con OVB Heimatzeitungen, nei giorni scorsi, l’ad di Commerzbank Bettina Orlopp, in risposta a una domanda sulle «critiche piuttosto esplicite della Bce nei confronti della resistenza del governo tedesco alla creazione di UniCredit», ha invece chiarito: «Il governo tedesco non ha mai affermato di non volere l’operazione. Pertanto, ritengo che queste critiche siano infondate. Ha sempre sostenuto che il modo in cui le cose vengono gestite è inaccettabile. Quanto alla Bce, siamo rimasti piuttosto sorpresi. La Bce, dopotutto, è impegnata a favore della stabilità e della sicurezza. Sembra quindi piuttosto strano che alcuni dei suoi rappresentanti appoggino apertamente un approccio che mira a destabilizzare la banca». Orlopp ha poi aggiunto: «Il governo tedesco ha chiaramente delineato le problematiche che rendono questa situazione difficile. E, in quanto azionista, ha tutto il diritto di farlo. È sorprendente che UniCredit sembri indifferente… siamo la banca di riferimento per le Pmi tedesche e supportiamo i nostri clienti anche a livello internazionale. È comprensibile che ci si preoccupi delle possibili ripercussioni sulla nostra sede operativa».

Orcel ha comunque iniziato la scalata di Commerzbank con una situazione politica in Germania molto diversa: nel settembre 2024 ha acquisito una quota del 4,49% direttamente dal ministero delle Finanze guidato allora da Christian Lindner del partito liberale che non vedeva male un’eventuale fusione tra Unicredit e Commerz. All’epoca Orcel incontrò o parlò anche con l’ad di Commerzbank Manfred Knof: un incontro che è costato a Knof una grossa riduzione del bonus decisa all’assemblea generale annuale di Commerz il 20 maggio.

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