Joe Biden fa causa contro il dipartimento di Giustizia

Mossa straordinaria di Joe Biden: l’ex presidente americano fa di fatto causa al governo del suo successore, nel caso specifico al dipartimento di Giustizia. Depositata in un tribunale federale di Washington DC, la causa è pensata per impedire la diffusione delle registrazioni audio e delle trascrizioni di conversazioni private fatte con il suo biografo nel 2016 e 2017 in vista della pubblicazione del libro di memorie “Promise Me, Dad: A Year of Hope, Hardship, and Purpose”, che narra la decisione di Biden di candidarsi alla presidenza mentre il figlio più grande Beau lottava contro un tumore al cervello. Quei documenti erano stati poi usati nel 2023 dall’allora procuratore speciale Robert Hur come parte di un’inchiesta sulla gestione da parte di Biden di documenti top secret che aveva tenuto dopo aver concluso la sua vicepresidenza nel 2017. Hur decise di non incriminarlo descrivendolo «un uomo anziano ben intenzionato con una memoria scarsa» (tesi quest’ultima respinta da Biden, nel frattempo diventato presidente).

La battaglia legale

La mossa del predecessore di Donald Trump è in vista della diffusione prevista il 15 giugno prossimo da parte del dipartimento di Giustizia di quei file alla commissione Giustizia della Camera e allaHeritage Foundation, il think tank conservatore dietro al piano controverso Project 2025 pensato per trasformare radicalmente il governo in vista della rielezione di Trump. Quel think tank aveva puntato a ottenere i file in questione nel 2024 ma fino alla rielezione di Trump la Giustizia Usa sostenne che erano esenti dal Freedom of Information Act, la legge che garantisce il diritto all’accesso ad atti dell’amministrazione pubblica. Poi il dipartimento comunicò la loro diffusione su richiesta della commissione Giustizia della Camera, richiesta che per Biden è solo pensata per bypassare la legge federale. Per questo con la causa, l’ex presidente punta a impedire una volta per tutte la diffusione dei file.

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