La Corte Suprema dichiara legittimi i divieti agli studenti-atleti transgender

Gli Stati americani potranno vietare la partecipazione ad eventi sportivi agli studenti-atleti transgender. Lo ha deciso la Corte Suprema degli Stati Uniti, confermando le leggi dell’Idaho e del West Virginia e ribaltando sentenze precedenti di tribunali di grado inferiore.

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Questi, infatti, si erano schierati a favore degli studenti transgender che avevano contestato i divieti nei due Stati. Gli studenti che hanno contestato le misure hanno affermato che esse costituiscono una discriminazione basata sul sesso di una persona o sul suo status di transgender, in violazione del 14° emendamento della Costituzione, che garantisce pari protezione ai sensi della legge, nonché dello statuto sui diritti civili del Titolo IX, che vieta la discriminazione nell’istruzione «in base al sesso».

I giudici conservatori hanno espresso perplessità riguardo all’imposizione di una norma uniforme a livello nazionale, in un contesto di disaccordo e incertezza sul fatto che farmaci come i bloccanti della pubertà o la terapia ormonale sostitutiva eliminino i vantaggi fisiologici maschili nello sport.

La possibilità di ricevere tali trattamenti è stata minata dalla stessa Corte Suprema lo scorso anno, con una sentenza che ha consentito agli Stati di vietarli per le persone sotto i 18 anni che soffrono di disforia di genere (ossia che soffrono di un significativo disagio clinicamente diagnosticato derivante da un’incongruenza tra l’identità di genere di una persona e il sesso assegnato alla nascita).

La Corte Suprema, che presenta una maggioranza conservatrice di 6 a 3, ha già approvato altre restrizioni nei confronti delle persone transgender, consentendo al presidente Donald Trump di escluderle dalle forze armate e impedendo loro di selezionare sul passaporto il sesso che riflette la propria identità di genere.

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