
A rendere più complesso il quadro c’è anche una questione storica. Gran parte degli edifici costruiti tra il 1900 e il 1977 fu progettata quando le conoscenze scientifiche sui terremoti di Vrancea erano ancora limitate. «Tutto ciò che veniva progettato prima del 1965 era concepito principalmente dal punto di vista architettonico, non strutturale», osserva Răzvan Munteanu, direttore dell’Amministrazione municipale per il consolidamento degli edifici a rischio sismico. «L’attenzione era rivolta all’aspetto dell’edificio, non alle sue prestazioni strutturali».
Spagna: Lorca e la nuova frontiera della prevenzione
Se Romania, Italia e Grecia raccontano soprattutto il problema degli edifici vulnerabili, la Spagna offre una prospettiva diversa: quella dell’innovazione nella prevenzione. L’11 maggio 2011 il terremoto di Lorca, nella regione di Murcia, provocò nove morti e centinaia di feriti. La magnitudo era relativamente contenuta, appena 5,1, ma gli effetti furono molto più gravi del previsto.
Per Emilio Trigueros, ricercatore dell’Università Politecnica di Cartagena che ha studiato il sisma, la chiave è distinguere tra magnitudo e intensità. «A Lorca, nonostante una magnitudo moderata, l’energia si è liberata in un impulso di meno di un secondo. Essendo così superficiale, l’onda ha agito come un colpo diretto e concentrato».
A questo si aggiunse il cosiddetto “effetto sito”. «Quanto maggiore è lo spessore di terreno soffice sotto gli edifici, tanto maggiore è l’amplificazione dell’onda sismica», spiega Trigueros. «Se un edificio poggia direttamente sulla roccia dura subisce molti meno danni rispetto a uno costruito su terreni morbidi».
Per questo uno degli strumenti su cui la Spagna sta investendo maggiormente è la microzonazione sismica delle città. «La prima cosa è disporre di una mappa della vulnerabilità del terreno», afferma il ricercatore. «Questo permette di sapere quali aree subirebbero i danni maggiori e pianificare in anticipo gli interventi o un’assistenza di emergenza più rapida».
Trigueros individua quattro elementi essenziali nella gestione del rischio: pericolosità sismica, esposizione della popolazione, vulnerabilità degli edifici e sistemi di allerta precoce.
Proprio l’allerta precoce rappresenta oggi uno dei campi di ricerca più promettenti. In Spagna si stanno sviluppando sistemi basati sulla tecnologia DAS (Distributed Acoustic Sensing), che utilizza le reti in fibra ottica come giganteschi sensori geologici. «Se riusciamo a rilevare un terremoto con un anticipo compreso tra 30 secondi e due minuti, come già avviene in Giappone o in Cina, disponiamo di uno strumento vitale per salvare vite umane», spiega.
Secondo il ricercatore, tuttavia, il problema degli edifici esistenti resta centrale. «Anche se la normativa antisismica viene aggiornata, non si applica retroattivamente agli edifici già costruiti». Per questo propone una sorta di revisione tecnica obbligatoria nelle aree più vulnerabili individuate dalla microzonazione. «Se si identifica un edificio fragile, si possono effettuare rinforzi preventivi».
Alla domanda se la Spagna sia più preparata rispetto a quindici anni fa, la risposta è netta: «Sì, considero che saremmo meglio preparati». Dopo Lorca tutti gli edifici della città sono stati sottoposti a verifiche tecniche e sono stati organizzati corsi di formazione per ingegneri, architetti e tecnici incaricati di valutare rapidamente la sicurezza delle strutture colpite.
Anche Fulgencio Gil, attuale sindaco di Lorca, ritiene che il terremoto abbia rappresentato un punto di svolta. «Dovemmo ricostruire più di 1.200 abitazioni. Tuttavia crollò un solo edificio e il patrimonio residenziale resistette molto bene nel complesso».
Secondo Gil, il Codice tecnico delle costruzioni dimostrò la propria efficacia, pur evidenziando alcuni elementi da correggere, come i cosiddetti “pilastri nani”, successivamente eliminati dalle norme tecniche.
Dopo il terremoto furono inoltre sviluppati i piani SISMILOR e SISMIMUR, che definiscono procedure di allerta, evacuazione e autoprotezione. «Un terremoto di quella magnitudo ci ha permesso di perfezionare tutti i protocolli di assistenza, allerta ed evacuazione, oltre a migliorare la resilienza degli edifici e la consapevolezza della popolazione», afferma il sindaco. «La situazione attuale è decisamente migliore».
Un problema comune: gli edifici del passato
Il confronto tra Romania, Italia, Grecia e Spagna mostra che l’Europa è oggi molto più preparata rispetto a quella che affrontò i grandi terremoti del Novecento. Le reti di monitoraggio sono più sofisticate, le norme tecniche più severe, la ricerca geologica più avanzata e la capacità di risposta delle emergenze incomparabilmente superiore. Ma emerge anche un denominatore comune. In tutti i Paesi analizzati, il principale fattore di rischio continua a essere il patrimonio edilizio esistente.
La lezione che arriva dai recenti terremoti in America Latina è che la magnitudo da sola non determina il numero delle vittime. A fare la differenza sono la qualità delle costruzioni, la preparazione delle istituzioni e la consapevolezza della popolazione.
*Questo articolo rientra nel progetto di giornalismo collaborativo europeo “Pulse”
