La cybersicurezza torna al centro dello scontro strategico tra Stati Uniti e Cina. Nel giro di poche ore l’Fbi ha annunciato di aver smantellato una vasta operazione di hacking attribuita a soggetti collegati a Pechino, mentre il presidente Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che dichiara l’emergenza nazionale per proteggere il sistema elettrico americano da minacce provenienti dall’estero, inclusi sabotaggi e attacchi informatici.
Le due iniziative, pur formalmente distinte, delineano una linea sempre più dura di Washington nei confronti dei rischi cyber associati alla Cina e confermano come la sicurezza delle infrastrutture critiche sia ormai considerata una questione di sicurezza nazionale al pari della difesa militare e della competizione tecnologica.
Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, l’Fbi ha smantellato una rete di hacker che era riuscita a infiltrarsi in sistemi governativi statunitensi e in infrastrutture considerate strategiche. L’operazione si sarebbe avvalsa di una complessa architettura globale composta da dispositivi compromessi, infrastrutture cloud e reti clandestine utilizzate per nascondere le proprie attività e confonderle con il traffico internet legittimo.
Gli hacker avrebbero sfruttato vulnerabilità software per colpire agenzie governative federali, compagnie elettriche e sistemi ospedalieri. Al centro dell’operazione vi sarebbe stata una vasta botnet, una rete mondiale di dispositivi infettati e controllati da remoto, impiegata per condurre campagne di intrusione e raccolta di informazioni. Secondo le autorità statunitensi, il gruppo sarebbe stato attivo per diversi anni e avrebbe operato attraverso una società con sede in Cina che avrebbe fornito ai servizi di intelligence di Pechino accesso alle reti compromesse e ai dati sottratti.
L’annuncio dell’Fbi arriva mentre la Casa Bianca ha deciso di rafforzare ulteriormente le misure di protezione delle infrastrutture energetiche. Con l’ordine esecutivo firmato da Trump viene dichiarata un’emergenza nazionale ai sensi dell’International Emergency Economic Powers Act e del National Emergencies Act. Nel documento si afferma che i sistemi elettrici ad alta capacità prodotti all’estero possono rappresentare una «minaccia straniera insolita e straordinaria» per la sicurezza nazionale americana.
