NAIROBI – La capitale nigerina di Niamey torna sotto attacco, con spari ed esplosioni registrate vicino all’aeroporto Diori Hamani International e al palazzo presidenziale. Gli scontri sono iniziati nella notte e arrivano a poco più di due mesi dall’attentato rivendicato dai jihadisti di Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin, culminato in decine di vittime fra soldati, assalitori e civili. A fine gennaio era stata la volta di un altro blitz, sempre contro l’aeroporto Diori Hamani e la base militare Air Base 101.
La giunta militare, salita al potere dopo il colpo di Stato del 2023 e capitanata dal generale Abdourahamane Tchiani, ha confermato l’ipotesi del tentato «golpe nel golpe» a suo danno. «Il rapido intervento delle forze di difesa e di sicurezza – ha dichiarato il ministro Salifou Mody – ha permesso di contenere questo movimento insurrezionale e di riprendere gradualmente il controllo delle zone interessate. Si invita la popolazione a mantenere la calma e a svolgere liberamente le proprie attività quotidiane».
Un nuovo colpo alla stabilità del Paese
Il Niger è un Paese ricco di uranio nel cuore del Sahel, la fascia semidesertica a sud del Sahara che si è trasformata da anni nell’epicentro globale del terrorismo. L’assalto appena sventato rievoca il «golpe nel golpe» già subito dagli alleati di militari di Mali nel 2020-2021 e Burkina Faso nel 2022, aumentando il nervosismo su tenuta e prospettiva di una delle ultime giunte a emergere dalla spirandola putschista che oggi salda la «cintura dei golpe» fra le due coste.
La giunta di Tchiani è salita al potere con la destituzione del vecchio leader filo-francese Mohamed Bazoum e l’obiettivo di smantellare l’insorgenza islamista che logora da anni il Paese. I riscontri dell’offensiva anti-terroristica sono deboli, in un clima di instabilità appesantito anche dagli ultimi blitz dei gruppi armati e dall’avanzata più netta subita da un altro alleato di peso come il Mali a fine aprile. L’esecutivo di Tchiani è legato ai contractors russi degli Africa Corps, la ex compagnia Wagner, fra i bersagli dell’ultimo assalto all’aeroporto di giugno e legati alle giunte saheliane da rapporti di collaborazione più o meno istituzionalizzati.
Le violenze sono in corso e alcune fonti consultate dal Sole 24 Ore ritengono precoce una diagnosi, ma lo scenario di un nuovo golpe «è più che plausibile per diversi motivi» spiega l’analista Luciano Pollichieni. In primo luogo, dice Pollichieni, pesa il deterioramento del quadro securitario e un’apertura agli insorgenti che avrebbe seminato più di un malumore fra le file dell’esercito e anche in ambienti già vicini a Tchiani. In secondo luogo, dice Tchiani, l’establishment di potere è «notoriamente frammentato» e lascia presagire un dejà-vu rispetto ai doppi golpe che si consumati a Bamako e Ouagadougou. «Comunque vada – sottolinea Pollichieni – si parla del terzo o quarto attentato in otto mesi. Le promesse di Tchiani di sicurezza sono state disattese».
