Referendum sull’Ue in Islanda, spoglio in corso: “No” avanti di un soffio

È testa a testa in Islanda sul referendum sulla riapertura dei negoziati di adesione all’Unione europea. Secondo i dati parziali diffusi dalla radiotelevisione pubblica islandese RÚV e riportati da Reuters, il fronte del No è in leggerissimo vantaggio, con il 50,1% dei voti contro il 49,9% del Sì, su circa 152mila schede scrutinate. Lo spoglio procede quindi sul filo del rasoio, con il risultato ancora incerto.

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Il voto non riguarda direttamente l’ingresso dell’Islanda nell’Ue, ma la possibilità di riaprire i negoziati di adesione, interrotti nel 2013. In caso di vittoria del Sì, il governo guidato dalla premier Kristrún Frostadóttir potrebbe riprendere il percorso negoziale con Bruxelles. L’eventuale adesione richiederebbe comunque un successivo referendum.

Lo spoglio conferma inoltre una netta divisione territoriale. A Reykjavík il Sì prevale con margini superiori al 50%, mentre nelle aree rurali e in particolare nel Sud il No registra percentuali più elevate. RÚV, nella sua diretta sullo scrutinio, descrive il voto come estremamente equilibrato.

Al centro della campagna referendaria ci sono soprattutto le prospettive economiche e geopolitiche del Paese. I sostenitori della riapertura dei negoziati indicano nell’Ue un possibile fattore di maggiore stabilità economica, in un momento segnato da inflazione e tassi d’interesse elevati, oltre che un rafforzamento della sicurezza in un’area artica sempre più strategica. I contrari difendono invece la sovranità nazionale e soprattutto il controllo delle acque e delle risorse ittiche, considerate un interesse vitale per l’Islanda.

La consultazione è seguita con particolare attenzione anche dalla stampa internazionale per le possibili conseguenze del risultato sugli equilibri europei e sulla collocazione geopolitica dell’Islanda. Il risultato definitivo è atteso nelle prossime ore.

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