Accordo sul debito fra Senegal e Fmi, sbloccati 2,2 miliardi di dollari

NAIROBI – Il governo del Senegal e il Fondo monetario internazionale hanno raggiunto un accordo preliminare per un pacchetto di prestiti triennale da 2,2 miliardi di dollari Usa, scongelando finanziamenti bloccati dai tempi della scoperta di 7 miliardi di debito occultati dalalla vecchia amministrazione.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Il ministero dell’Economia e della finanza di Dakar ha dichiarato di aver aderito a un «quadro condiviso» per ripristinare la sostenibilità delle finanze pubbliche senegalesi. L’annuncio ha impresso un calo record alle sue obbligazioni in valuta estera, testimoniando un entusiasmo che dovrà essere vagliato in fase di attuazione. L’accordo, ha ricordato il Fmi in una nota, rimane soggetto al via libera definitiva della direzione e del consiglio amministrativo del Fondo e richiede, fra gli altri requisiti, le «necessarie garanzie finanziarie» del Senegal.

Lo scandalo del debito nascosto

Il Fmi aveva bloccato un programma da 1,8 miliardi di dollari con Dakar quando il governo dell’attuale leader, Diomaye Faye, ha svelato l’esistenza di 7 miliardi di debito cumulato e celato nei bilanci dall’ex presidente Macky Sall. La gelata di Washington ha escluso Dakar dai mercati internazionali e costretto il governo a indebitarsi sul mercato domestico, intralciando una fase di ascesa impressa dal cambio di guardia ai vertici e gli investimenti miliardari confluiti sulle risorse energetiche scovate in giacimenti onshore e offshore nel Paese.

Il Fondo ha elogiato la solidità dell’economia senegalese, citando il rialzo del 6,7% del Pil nel 2025 su impulso della produzione petrolifera, un’inflazione all’1,4% e un’espansione del Pil esterno agli idrocarburi al ritmo del 4,7% su base annua nel primo trimestre dell’anno in corsa. Ora le riforme chiave sostenute dal Fondo dovrebbero «ripristinare la sostenibilità delle finanze pubbliche, proteggendo al contempo i nuclei familiari vulnerabili», mentre la «strategia fiscale si concentra sul rafforzamento della mobilitazione delle risorse interne e sulla razionalizzazione della spesa […]».

L’intesa raggiunta a Dakar rappresenta uno snodo di una saga lunga almeno due anni e sfociata in ricadute sia finanziarie che politiche sul Senegal. L’approccio alla crisi debitoria ha costituito una delle frizioni ricorrenti fra l’ex tandem di vertice fra lo stesso Faye e il suo ex primo ministro Ousmane Sonko, divisi nella linea più accomodante del primo e tranchant del secondo. Lo stesso Sonko, liquidato come premier e riemerso come leader del Parlamento, ha aperto a una ristrutturazione del debito.

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