Il Consiglio di vigilanza di Volkswagen ha approvato nella serata di giovedì 3 settembre il drastico piano di risanamento presentato dal Ceo, Oliver Blume. Il progetto era stato bocciato nella riunione di luglio, per l’opposizione del Governo della Bassa Sassonia e dei sindacati alle ipotesi di ulteriori 5omila esuberi, oltre alle 50mila uscite già in corso, e di chiusura di quattro stabilimenti in Germania.
L’approvazione, unanime, è arrivata a sorpresa durante una sessione straordinaria del Consiglio, che avrebbe dovuto riunirsi il 4 settembre. Fino al tardo pomeriggio di giovedì, sembrava non esserci spazio per un compromesso. Secondo Handelsblatt, il Cda sarebbe però stato pronto a scavalcare il consiglio di vigilanza e a sottoporre il piano al voto degli azionisti, in un’assemblea generale straordinaria. Sarebbe stata una prima volta in Germania.
Il Cda, per neutralizzare il sistema di cogestione che assicura al Land potere di veto sulle decisioni strategiche (grazie a una quota del 20%), avrebbe minacciato lo scorporo del marchio principale Volkswagen. Il Governo della Bassa Sassonia si è opposto a una svolta così drammatica.
Il gruppo ha fatto sapere in un comunicato che il gruppo snellirà le proprie partecipazioni e ridurrà la gamma di modelli di circa il 50%.
La decisione conferisce a Blume un mandato più forte per portare avanti il suo «Piano per il futuro».
