
La seduta in Piazza Affari era iniziata con la notizia dell’adesione all’Opas dell’ad di Tim Pietro Labriola e degli altri top manager con responsabilità strategiche nel gruppo, che si è conclusa la settimana scorsa. La nota Tim che l’ha comunicato ricorda che il corrispettivo dell’offerta era già stato ritenuto congruo dal punto di vista finanziario dal consiglio di amministrazione del gruppo, che ne ha valutato positivamente il razionale e le prospettive industriali. Una mossa segnaletica all’inizio dell’ultima settimana d’offerta, quella decisiva per le adesioni, in quanto i fondi di prassi aspettano fino all’ultimo per consegnare i propri titoli.
Venerdì scorso Telecom aveva concluso le contrattazioni a 7,75 euro, con un premio rispetto alle condizioni dell’Opas del 2,78%, con 0,2158 euro di valutazione in più. Ieri i due titoli hanno imboccato subito la china discendente, con Poste che è arrivata perdere quasi il 5% a metà giornata, mentre Telecom ha toccato il minimo, in calo di altrettanto, a un’ora dalla conclusione della seduta. In chiusura Poste si è fermata a 26,25 euro, in flessione del 2,42%, Telecom a 7,474 euro, in ribasso del 3,56 per cento. Il premio di quest’ultima rispetto all’offerta si è ristretto a poco più dell’1%, pari a 0,08 euro in valore assoluto.
Sull’andamento dei due titoli hanno giocato un ruolo probabilmente gli arbitraggi. La parte preponderante dell’offerta consiste in uno scambio di titoli di due società di natura differente. I fondi focalizzati sulle tlc, a logica, avranno approfittato delle elevate quotazioni di Telecom per portare a casa i guadagni, considerato che dopo l’annuncio dell’Opas il titolo della compagnia telefonica, che quotava meno di 6 euro, è salito fino a superare anche gli 8 euro. A raccogliere i titoli, in parte, gli arbitraggisti.
Sulla flessione di Poste ha avuto un peso un report di Kepler che prefigura, con la combinazione delle due società, la nascita di un “conglomerato”, con due classi di investitori differenti, finanziari e di tlc, diversi dal mix bancassicurativo attuale. Per questo gli analisti di Kepler hanno ritenuto di applicare uno sconto alla valutazione del titolo, precisando che non si tratta di un giudizio di merito sull’operazione. Il prezzo-obiettivo sarebbe di 25,5 euro se l’operazione fallisse, di 27,5 euro se Poste raggiungerà tra il 67% e il 90% del capitale di Tim e di 28,6 euro sopra il 90%, puntando infine sulla probabilità che l’offerta abbia successo con ampio margine per un target price di 28 euro, “scontato” rispetto al target precedente di 29,5 euro.
L’alternativa di mantenere i titoli Telecom in portafoglio non viene considerata dagli analisti, in quanto, passata l’Opas, il rischio è che le quotazioni tornino indietro, dal momento che la valutazione oggi è “piena” e incorpora implicitamente multipli molto elevati sul mercato domestico, che resta complicato.
