L’Ue riforma le regole sugli appalti pubblici, arriva la preferenza europea

BRUXELLES – La Commissione europea ha presentato oggi, mercoledì 9 settembre, una ambiziosa proposta di riforma degli appalti pubblici, con l’obiettivo di ridurre la frammentazione del mercato unico in un settore che rappresenta il 15% del prodotto interno lordo. Tra le altre cose, l’esecutivo comunitario intende creare una piattaforma digitale unica sulla quale gli attori pubblici potranno pubblicare le gare d’appalto e così attirare imprese da tutta l’Unione europea.

«Il nostro obiettivo è di rendere gli appalti pubblici più efficaci sia per gli acquirenti che per i venditori», ha spiegato il commissario al mercato unico Stéphane Séjourné, parlando a un gruppo di quotidiani europei tra cui Il Sole/24 Ore. «Il valore degli appalti pubblici in Europa è di circa 2.500 miliardi di euro all’anno, in altre parole più di un bilancio comunitario su sette anni. Questa riforma potrebbe avere un impatto economico sostanziale».

Concretamente, il regolamento, che dovrà essere approvato da Parlamento e Consiglio, sostituisce tre direttive risalenti al decennio scorso. L’obiettivo è di semplificare le regole nonché di ridurre i costi per gli attori pubblici e per le imprese private. Al centro della semplificazione c’è la nascita di una piattaforma digitale a cui avranno accesso tutte le imprese europee. Negli anni, molte aziende hanno chiesto a gran voce questo strumento pur di aprire un mercato che rimane spesso nazionale.

La proposta di regolamento, ha spiegato la Commissione europea, stabilisce che il miglior rapporto qualità-prezzo dovrà essere il criterio di aggiudicazione standard, con riferimenti di qualità che dovranno incidere per almeno il 30%. «Le amministrazioni aggiudicatrici – spiega l’esecutivo comunitario – potranno discostarsi da tale approccio purché spieghino in che modo la qualità sarà comunque garantita, ad esempio attraverso requisiti minimi».

La Commissione europea non introduce obblighi di Buy European, al di là di quelli già previsti da due testi legislativi già in discussione in Parlamento e in Consiglio: l’Industrial Accelerator Act e il Cloud and AI Development Act. Questi due regolamenti prevedono il Buy European in settori ritenuti particolarmente strategici, quali l’automobile, la tecnologia verde, il nucleare, le banche-dati, i medicinali critici e così via (si veda Il Sole/24 Ore del 5 marzo e del 5 giugno).

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