(Il Sole 24 Ore Radiocor) – «Questo è un ulteriore passettino delle operazioni tattiche da fare. Adesso rimangono quelle più strategiche», perché la strada futura è «garantire la continuità aziendale» e «pagare i dividendi», forti di livelli patrimoniali che dovranno salire «ben al di sopra» dei minimi regolamentari. Per Giuseppe Sica, alla guida di Bff Bank da poco più di un semestre, i compiti a casa sono appena iniziati, come spiega in questa intervista a Radiocor. La lista è lunga, mentre sul tavolo del board prosegue l’analisi delle proposte dei diversi pretendenti. Si parla, da indiscrezioni, di Amco e Bper, passando per CF+, Cerberus, per cui ci potrebbe essere una qualche preferenza, Sella e forse Banco Bpm (alcuni di loro puntano solo a un pezzo di Bff), mentre tra i soci di minoranza c’è chi ha bussato alla sua porta, chiedendo di non cedere a sconto le sofferenze in portafoglio. Nulla è deciso, premette Sica: «La banca ha ricevuto diverse offerte, non vincolanti, e il cda sta continuando ad esaminarle. È importante sottolineare la parola non vincolanti, perché vuol dire che sono soggette a condizioni, analisi e noi stiamo valutando le condizioni».
«Ora operazioni strategiche per continuità aziendale»
Nel frattempo, il cda di Bff ha appena approvato l’accordo per cedere i crediti scaduti della Pa in Italia e Spagna a un fondo di investimento. Portafoglio che vale da solo a bilancio circa 127 milioni di euro: «È un’operazione molto importante, sia perché stiamo vendendo una parte importantissima dei crediti che vantiamo verso enti italiani in dissesto, sia perché cediamo a valori leggermente superiori a quelli di bilancio gli interessi di mora che abbiamo in Spagna. E abbiamo già l’accordo con il fondo che si impegna a comprarli anche in futuro. La riclassificazione che la Banca d’Italia ci aveva imposto a marzo di quest’anno aveva creato un livello di past due in Spagna che era 10 volte più alto di quello storico. Con questa operazione torniamo ai livelli pre-Bankitalia».
«Investitori chiedono di accelerare sul derisking»
Il manager, secondo indiscrezioni, è reduce da un recente incontro chiesto dai soci che hanno inviato una lettera al cda rispetto al “nuovo corso” dell’ex Farmafactoring: «Ho fatto decine di incontri con investitori istituzionali che mi chiedono di accelerare il più possibile sulle operazioni di derisking, perché poi sarebbe più semplice accedere al mercato del debito. Da qui ad aprile dell’anno prossimo, dobbiamo rifinanziare 450 milioni di debito». Quindi, sintetizza, «ascoltiamo tutti e ci confrontiamo con tutti gli investitori, ma abbiamo il compito come manager di garantire la continuità aziendale».
Il nodo restano i livelli patrimoniali, con il calendar provisioning che morde: con l’operazione tra Spagna e Italia «liberiamo in totale oltre 60 milioni di capitale in chiave prospettica, dimostrando che il nostro business model funziona e che il management è in grado di implementare quelle iniziative che il mercato si aspetta da noi. Tra l’operazione sui BTp a luglio e quella di oggi, abbiamo creato oltre 100 milioni di euro di capitale». Ma non basta, quasi che questa prima mossa fosse solo un primo passo: «Resta lo scoglio del 2027 e 2028 e quello della continuità aziendale. Quindi, guardiamo con un po’ più di tranquillità al futuro, ma consci che dobbiamo fare altro, perché il nostro obiettivo non può essere solo di rispettare i ratio di Vigilanza per i prossimi sei anni. Siamo una banca, dobbiamo avere livelli ben superiori ai minimi di Vigilanza e pagare i dividendi. Il business model, come è già avvenuto in Spagna, deve diventare sostenibile ovunque».
Sul tavolo resta cartolarizzazione da 1,2 mld
Guardando al futuro, tra le maxi-operazioni papabili resta «la cartolarizzazione da 1,2 miliardi di euro come valore indicativo. Se c’è l’interesse delle controparti, noi siamo qui per creare valore per gli azionisti. L’obiettivo è portare la banca al di fuori dei dubbi sulla continuità aziendale, che ancora permangono». E proprio questa prima mossa, agli occhi di Sica, mostra che la direzione è quella giusta: «Alcuni azionisti ci hanno chiesto di cedere parti del business. Noi abbiamo fatto meglio perché, senza cedere nulla, abbiamo creato capitale mantenendo la redditività di quel business», tanto è vero che «abbiamo venduto 127 milioni di crediti con un impatto minimo».
