Ascopiave, focus sul gas nel piano da 675 milioni di investimenti

«Le reti gas sono oggi più che mai una infrastruttura strategica per la sicurezza energetica del nostro Paese». Questa frase, pronunciata dal numero uno Nicola Cecconato, riassume lo spirito del nuovo piano industriale al 2029 di Ascopiave, il cui titolo – nonostante l’ondata di vendite sul comparto energia a Piazza Affari – ha chiuso in rialzo del 3% a 3,59 euro nella giornata del 12 febbaio.

La parola d’ordine è, dunque, avanti tutta sul gas. Basti pensare che dei 675 milioni di investimenti previsti dal business plan della utility veneta, ben 607 milioni andranno alla distribuzione gas – in cui Ascopiave l’anno scorso ha già effettuato due acquisizione chiave, in particolare con un deal da oltre 400 milioni con A2A – e di questi 246 milioni saranno legati alla crescita per linee esterne, con possibile gare sia nel Nord Est sia nel Centro Sud, e 361 milioni al perimetro di gestione attuale. Cecconato ha evidenziato come, grazie all’M&A, il gruppo è ormai diventato di secondo operatore italiano della distribuzione gas (anche perché Italgas ha appena comprato 2i Rete gas) e ciò «consente di valorizzare sinergie operative, rafforzare l’efficienza gestionale e consolidare la propria presenza nei territori di riferimento». Senza contare che quest’anno l’azienda rileverà anche gli asset che proprio Italgas ha dovuto cedere, in provincia di Padova, causa Antitrust.

Ferma l’intenzione di Ascopiave di diversificare anche su rinnovabili e gas verdi, seppur con investimenti di entità marginale, come si traduce tutto ciò in numeri? La stima al 2029 è di un Ebitda di 191 milioni (+39 milioni rispetto al preconsuntivo 2025) e di un utile netto di 43 milioni (l’anno scorso si chiuderà con 84 milioni ma è influenzato da rilevanti partite straordinarie) nonché di una posizione finanziaria netta di 911 milioni, cioè 4,8 volte la marginalità lorda, comunque sopra la media di settore.

«Un percorso di crescita che si fonda su una struttura finanziaria equilibrata e sostenibile e punta a un progressivo miglioramento dei risultati economici e finanziari del gruppo. – ha sintetizzato Cecconato, che è presidente e amministratore delegato – Tale evoluzione consentirà di proseguire in una politica di remunerazione degli azionisti attrattiva e sostenibile, con una previsione di dividendi in crescita nel periodo di piano». Al proposito, per l’esercizio 2025 sono previsti 16 centesimi per azione (per un rendimento del 4,4% ai prezzi di oggi) di cedola e poi il piano delinea la crescita di 1 centesimo per azione negli anni successivi sino al 2028.

Infine, riguardo possibile alleanze con altri operatori, Cecconato ha fornito un identikit molto chiaro: dovranno essere partner di tipo industriale, con una visione strategica di medio e lungo termine. E il raggio d’azione potrebbe non riguardare solo il Veneto, dove il risiko tra utility langue da troppi anni, nonostante le sfide del mercato richiedano sempre più stazza industriale e finanziaria.

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