Bombe Usa vicino Hormuz. Raid Israele su Beirut: 6 morti

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L’uccisione del segretario del Consiglio supremo per la sicurezza Nazionale iraniano, Ali Larijani, non destabilizza il sistema politico iraniano, ha detto il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi

Wsj, «Stati Golfo vogliono che Usa indeboliscano regime prima di porre fine a guerra»

Colpiti dagli attacchi iraniani e dalla perturbazione dello Stretto di Hormuz, gli Emirati Arabi Uniti e alcuni altri Stati del Golfo Persico considerano adesso la teocrazia iraniana un nemico esistenziale e vogliono che il regime che un tempo corteggiavano venga neutralizzato, se non smantellato, al termine del conflitto, affinché tale calvario non si ripeta mai più. Lo scrive il Wall Street Journal, sottolineando che gli Emirati Arabi Uniti hanno subito il peso maggiore degli attacchi iraniani : più di 2.000 droni e missili sono stati lanciati contro il Paese da quando Stati Uniti e Israele hanno dato inizio alla guerra il 28 febbraio. Secondo il governo di Abu Dhabi, oltre l’80% degli attacchi era diretto contro infrastrutture civili, tra cui impianti petroliferi, raffinerie, aeroporti, porti, hotel e centri dati, causando la morte di sei civili e il ferimento di altri 157. Tutti e sei gli Stati del Consiglio di Cooperazione del Golfo si sono finora astenuti dal reagire apertamente, limitandosi all’autodifesa. “Non si tratta di uno scambio militare. Si tratta di un attacco a una nazione pacifica, una nazione che ha lavorato con impegno e dedizione per la diplomazia”, ha dichiarato in un’intervista Sultan al-Jaber, Ministro dell’Industria e delle Tecnologie Avanzate degli Emirati Arabi Uniti. “Qualsiasi soluzione politica a lungo termine deve affrontare l’intero spettro delle minacce, compreso il programma nucleare iraniano, le capacità missilistiche balistiche e la rete di gruppi armati regionali”, ha aggiunto Jaber, che è anche amministratore delegato del colosso petrolifero iraniano ADNOC.

Idf, «colpito quartier generale Pasdaran a Teheran»

L’aviazione israeliana ha colpito ieri diversi quartier generali militari iraniani a Teheran durante una serie di attacchi, secondo quanto riferito dai militari. Secondo le Forze di Difesa Israeliane, tra gli obiettivi figuravano il quartier generale di un’unità di sicurezza del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, “responsabile della gestione delle proteste”; un centro di manutenzione delle forze di sicurezza interne; e un quartier generale delle forze missilistiche balistiche iraniane. L’esercito afferma di aver colpito anche diversi sistemi di difesa aerea iraniani durante l’ondata di attacchi, “per ampliare la superiorità aerea dell’aeronautica militare sui cieli iraniani”. Intanto i sistemi di difesa aerea israeliani hanno intercettato un attacco missilistico proveniente dall’Iran. Al momento non si segnalano vittime.

Iran, Araghchi: uccisione Larijani non destabilizza sistema politico

L’uccisione del segretario del Consiglio supremo per la sicurezza Nazionale iraniano, Ali Larijani, non destabilizza il sistema politico iraniano. Lo ha detto il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, in un’intervista ad Al Jazeera.

“Non capisco perché americani e israeliani non abbiano ancora compreso questo punto: la Repubblica Islamica dell’Iran ha una solida struttura politica con istituzioni politiche, economiche e sociali consolidate – ha dichiarato Araghchi – la presenza o l’assenza di un singolo individuo non intacca questa struttura”

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