Nella Francia dei veleni dopo la condanna di Marine Le Pen, finisce sotto scorta Bénédicte de Perthuis, la magistrata del tribunale di Parigi bersaglio di minacce dopo che ieri ha pronunciato la condanna contro la leader del Rassemblement National, nel processo sulla frode da 2,9 milioni di euro al Parlamento europeo.
La giudice, 63 anni, che da ieri vive sotto protezione rafforzata con una volante di pattuglia sotto la sua casa a Parigi, è nota per il suo rigore: «L’eguaglianza dinanzi alla legge è un pilastro della democrazia. Gli eletti non possono beneficiare di alcuna impunità», sono le parole con cui ha pronunciato la sentenza su Le Pen, condannandola a quattro anni di carcere, di cui due senza condizionale con braccialetto elettronico, 100mila euro di multa e cinque anni di ineleggibilità con effetto immediato che rischiano di fermare la sua corsa all’Eliseo nel 2027.
Un verdetto che ha suscitato un’ondata di proteste e indignazione da parte della Fiamma Tricolore d’Oltralpe. Ma anche, secondo fonti di polizia, «numerosissimi messaggi minatori» contro la magistrata. Spalleggiata da altri due colleghi, la toga specializzata in dossier finanziari ha diretto i dibattiti durante il processo, dal 30 settembre al 27 novembre 2024, trattando allo stesso modo i 25 imputati fino a tarda sera. Dinanzi alle lunghe digressioni di Le Pen, la magistrata interruppe la leader del RN nell’ultimo giorno di interrogatorio, il 6 novembre, con poche parole: «Qui non siamo in politica, siamo in tribunale».
Giudice irreprensibile
Lungo le rive della Senna Bénédicte de Perthuis viene descritta come una giudice «irreprensibile», senza affiliazione a partiti o sindacati. Già a gennaio, la giustizia aprì un’inchiesta per minacce di morte pubblicate sul sito di estrema destra Riposte laïque, contro tre magistrati del caso Rn, tra cui de Perthuis. Oltralpe la magistrata ha già diretto altri processi importanti, come quello del 2024 sul caso di Guillain Méjane, un trader quarantunenne soprannominato il Maddoff francese. Ad aprile 2022, il tribunale da lei presieduto condannò l’ex presidente del Medef, la Confindustria francese, Ernest-Antoine Seillière, per una maxi-frode nel caso Wendel. A gennaio 2024, fu sempre de Perthuis a prosciogliere l’ex ministro Olivier Dussopt, alla sbarra per favoritismo, poi condannato in appello.