Crans-Montana, Meloni: lacune nelle indagini, subito squadra investigativa comune

«Provo profonda indignazione e sconcerto per una decisione che infligge un ulteriore, indicibile strazio alle famiglie delle vittime e dei tanti feriti. Lo Stato italiano, e io personalmente, resteremo giorno per giorno al loro fianco nel percorso di ricerca della giustizia e della verità. Il governo non lascerà mai sole queste famiglie». Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, parlando con il ‘Corriere della Sera’ dopo la scarcerazione su cauzione di Jacques Moretti, il proprietario del locale Le Constellation di Crans Montana andato a fuoco la notte di Capodanno provocando 40 vittime.

La premier entra anche nel merito dell’inchiesta in corso. «Fin dall’inizio — spiega — l’Italia ha offerto collaborazione alle autorità elvetiche per fare piena luce su quanto accaduto. La nostra polizia giudiziaria ha consolidata esperienza per svolgere tutte le investigazioni necessarie: mi rammarico che questa disponibilità finora non sia stata raccolta, e che anzi le indagini abbiano conosciuto incertezze, ritardi e lacune, al punto che non sono state svolte neanche le autopsie di giovani deceduti che non presentavano ustioni». Dunque, ecco la richiesta dell’inquilina di Palazzo Chigi: «Chiedo pertanto che almeno adesso, dopo quanto accaduto, sia costituita senza ritardo e senza ulteriori resistenze una squadra investigativa comune, che utilizzi la competenza e la professionalità degli appartenenti alle forze di polizia italiani».

Moretti intanto è nella villa in pietra e legno a Lens, piantonata dalla polizia. Jacques vi è arrivato venerdì sera dopo che le porte del carcere di Sion si sono aperte, grazie all’ordinanza firmata dal giudice Christian Roten del Tribunale delle misure coercitive. Il versamento dei 200mila franchi di cauzione sul conto corrente della Procura ha ’chiuso’ la pratica e sbloccato una impasse durata qualche giorno. Il nodo: i soldi della cauzione non sono di Jacques e Jesica Moretti, proprietari del Constellation, ma sono stati pagati da un ’amico stretto’ che vuole rimanere nell’anonimato per paura di ritorsioni. Jacques, che ora dovrà semplicemente rispettare alcune misure cautelari come l’obbligo di firma quotidiano e il divieto di espatrio, ha raccontato agli inquirenti di avere solo tre amici in Svizzera: un importante notaio della stazione sciistica, un noto assicuratore e un imprenditore. E il mistero sul finanziatore ha riacceso le polemiche.

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