Fast food americani verso la riduzione delle porzioni: ecco perché

Fast Food americani verso la riduzione delle porzioni extralarge, un po’ per questioni salutistiche e un po’ per l’aumento del costo delle materie prime. Lo rivela un’analisi del Financial Times, secondo cui le cosiddette porzioni «supersize» starebbero diminuendo, poiché l’aumento dei costi e il crescente uso di farmaci dimagranti spingono i ristoratori a offrire meno cibo. I ristoranti, tra le altre cose, cercano di attirare i consumatori con opzioni a basso costo.

Gli esempi in questa direzione sono diversi, a partire dal brand del pollo fritto KFC che starebbe «adeguando le dimensioni delle porzioni e personalizzando la croccantezza» nei suoi 4mila punti vendita americani, secondo quanto ha dichiarato questo mese agli analisti Chris Turner, amministratore delegato di Yum Brands, proprietario del gruppo. La catena fusion asiatica PF Chang’s, che conta 200 locali in tutti gli Stati Uniti, ha poi introdotto lo scorso anno una porzione «media» dei suoi piatti principali.

La catena «Italian sounding» Olive Garden, nota per il refill di zuppe e insalate e grissini che consente ai clienti di riempire il piatto a volontà, il mese scorso ha introdotto sette voci del menu esistente in porzioni ridotte nei suoi 900 ristoranti statunitensi.

Secondo la società di ricerche di mercato Black Box Intelligence, il settore sta affrontando cinque mesi consecutivi di calo delle vendite, fenomeno che rifletterebbe le difficoltà dei clienti a far fronte all’aumento del costo della vita. I ristoranti hanno dovuto affrontare un aumento dei costi delle materie prime alimentari, dell’energia e della manodopera, compreso il prezzo record della carne bovina. Ora devono anche affrontare la minaccia rappresentata dal crescente uso di farmaci dimagranti GLP-1 che sopprimono l’appetito, utilizzati dal 12% degli americani, secondo il think tank Rand. La risposta a tutto questo, secondo gli analisti, starebbe proprio nell’offrire porzioni più piccole.

Secondo uno studio del 2024 pubblicato sulla rivista accademica Foods, le porzioni di cibo consumate dagli americani erano in genere più grandi del 13% rispetto a quelle francesi. Un fenomeno che ha avuto origine nel Novecento, quando l’industrializzazione del Dopoguerra e il calo dei prezzi di mais, grano, zucchero, carne e olio portarono i ristoratori a riempire i piatti.

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