«I tassi dei T-Bond sono il punto debole di Trump: sostenibilità legata ai dazi»

Attualmente la politica di Trump si regge su un equilibrio ben preciso: con le entrate dei dazi, circa 300 miliardi l’anno, lui finanzia la sua politica fiscale espansiva del «Big Beautiful Bill». Questa sosterrà la crescita economica negli Stati Uniti, perché permette alle imprese di non pagare le tasse sugli investimenti (Capex). Tante imprese stanno aspettando proprio questo incentivo per investire, per cui il 2026 vedrà una forte spinta economica. Non solo. Trump vuole vincere le elezioni di medio termine a novembre, per cui propone misure a favore delle fasce deboli della popolazione, come dare 2mila dollari a tutti, ricchi esclusi. Solo questa misura costerebbe 400 miliardi di dollari, cioè più delle entrate fiscali dei dazi. Ma è comunque grazie alle tariffe doganali che i conti pubblici restano abbastanza sotto controllo: se non ci fossero, in 10 anni il deficit pubblico crescerebbe di 3mila miliardi di dollari. Questo è il punto chiave: tutto si regge grazie alle entrate dei dazi. Quindi se calassero, per esempio a causa di un futuro rallentamento economico, la situazione potrebbe non essere più sostenibile.

Ora che Trump ha nominato Kevin Warsh alla guida della Fed, potrebbe avere una banca centrale più amica. Ma in realtà lui è famoso come falco… La Fed sarà alleata del presidente Usa?

Warsh rassicura i mercati perché non è un uomo di Trump, ma la sua missione è comunque chiara. I dati economici Usa potrebbero non giustificare un taglio dei tassi, dato che il primo trimestre registrerà una crescita almeno del 2%, un’inflazione che noi prevediamo al 2,9% e un mercato del lavoro stabile. Ma noi crediamo comunque che la Fed taglierà i tassi due volte quest’anno. Il punto, però, è che Warsh vuole anche allineare la vita media dei titoli di Stato in portafoglio della Fed alla vita media del debito pubblico Usa, che è più breve: per farlo dovrà ridurre i titoli a lunga e aumentare quelli a breve scadenza.

Questo non metterebbe pressione sui titoli di Stato a lunga scadenza? Già ora i rendimenti trentennali stanno salendo…

Ora salgono per la crescita economica e per l’inflazione che non scende. Il rischio è che le pressioni sui tassi a lunga possano aumentare. Il Segretario al Tesoro Bessent dice che il Tesoro può intervenire per abbassare il costo del debito a lunga, per esempio ricomprando titoli di Stato. Ma le pressioni al rialzo sono un problema.

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