Il Board of Peace di Trump al debutto con 5 miliardi di dollari

Il Board, nell’insieme, dovrebbe supervisionare le autorità di transizione nella Striscia e la realizzazione di un piano di pace in venti punti, tutti passi ancora carichi di incognite. Al recente Forum internazionale di Davos, lo stretto consigliere e genero di Trump, Jared Kushner, aveva ancora illustrato il futuro del territorio con controverse immagini da riviera turistica e grattacieli di lusso. L’Unione Europea, da parte sua, è in contatto con le nuove strutture di governo per il territorio palestinese. Stando a documenti interni, «sta esplorando il sostegno al Comitato Nazionale per l’Amministrazione di Gaza».

La girandola di adesioni, defezioni e riserve davanti al Board of Peace dà la misura di sfide e tensioni. Hanno respinto quantomeno gli inviti ad aderire, ad oggi, Paesi quali Regno Unito, Francia e Germania (che si limiterà a inviare come osservatore un alto funzionario del Ministero degli Esteri con competenza sul Medio Oriente), come anche Grecia, Ucraina, Norvegia e Svezia. L’Austria si è tirata indietro esplicitamente nelle ultime ore affermando di non voler costruire «strutture parallele all’Onu». La Ue sarà a sua volta solo tra gli osservatori, compito affidato alla Commissaria al Mediterraneo Dubravka Suica.

Il Vaticano, che ha ricevuto un messaggio americano rivolto al Papa, «non parteciperà» per la propria natura diversa da ogni altro Stato, ha spiegato il Cardinale Pietro Parolin, responsabile della diplomazia della Santa Sede. Che ha comunque aggiunto come sia l’Onu l’organizzazione preposta a gestire crisi internazionali. La presa di posizione che si è guadagnata gli strali della Leavitt: ha definito «profondamente spiacevole» la scelta del Vaticano, perchè il Board è una «organizzazione legittima» e «la pace non dovrebbe essere questione di parte, politica o controversa».

Paesi che hanno mantenuto riserve sull’iniziativa di Trump vanno da Australia a Nuova Zelanda e Giappone. Le adesioni iniziali vedono invece protagonisti paesi quali Argentina e Ungheria, guidati da leader molto vicini a Trump, l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi, il Qatar, la Turchia e il Pakistan.

Trump ha anche invitato, scatenando critiche, il leader russo Vladimir Putin, indicando che avrebbe accettato. Il Cremlino ha fatto sapere di voler «studiare» l’idea ma che una presenza di Putin a Washington non è prevista.

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