In vigore i nuovi dazi globali voluti da Donald Trump

Sono entrati in vigore alle 6 di questa mattina i nuovi dazi globali del 15% voluti dal presidente statunitense Donald Trump. Contemporaneamente l’agenzia per la protezione delle dogane e delle frontiere (U.S. Customs and Border Protection) ha interrotto la riscossione dei dazi imposti ai sensi dell’International Emergency Economic Powers Act (Ieepa) dichiarati illegali dalla Corte Suprema degli Stati Uniti.

La nuova tassa, stabilita inizialmente per decreto presidenziale al 10% e poi alzata da Trump di un ulteriore 5% con un post su Truth Social in vista di decreti aggiornati, sostituisce le cosiddette reciprocal tariffs e i balzelli legati al flusso di fentanyl (per Canada, Messico e Cina) stabiliti citando la legge di emergenza economica Ieepa e bocciati dalla giustizia Usa.

Venerdì scorso, poche ore dopo la sentenza, il presidente ha firmato un ordine esecutivo che autorizza l’imposta del 10% sulle importazioni. Successivamente ha minacciato di aumentare l’aliquota al 15%, ma Trump non ha emesso ufficialmente una direttiva in tal senso entro le 12:01 di oggi, martedì 24 febbraio, ora di Washington, quando è entrata in vigore l’imposta del 10%.

Confermata la linea dura presidenziale

Donald Trump dunque non molla sui dazi, e non sembra intenzionato a discostarsi da una linea dura e intransigente. I Paesi che faranno i furbi approfittando della sentenza della Corte Suprema, avverte, «si troveranno ad affrontare tariffe molto più alte e peggiori di quelle concordate di recente». Parole pronunciate a poche ore dall’entrata in vigore di dazi al 15% per tutti, imposti per sostituire quelli bollati come illegali nella sentenza dell’Alta Corte.

I dazi al 15% resteranno in vigore per 150 giorni, fino alla fine di luglio, come previsto dalla Section 122 del Trade Act del 1974 su cui si basano (legge diversa dall’Ieepa bocciata dai Saggi). Se Trump decidesse di prolungarli dovrebbe a quel punto ricorrere al Congresso, dove però si troverebbe davanti il muro dei democratici pronti a dare battaglia con ogni mezzo. Il leader dem al Senato, Chuck Schumer, ha già assicurato che il partito si batterà per bloccare qualsiasi tipo di estensione. E un eventuale ricorso al Congresso per prolungare i dazi esistenti o per codificarli in legge (così da concedere al presidente mano libera) è un’ipotesi vista con scetticismo anche dai repubblicani, visto l’anno elettorale.

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