Iran, 130 infrastrutture colpite da Israele in 24 ore. Smantellato gruppo Hezbollah in Emirati

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Che cosa sta succedendo a Teheran

Usa, la guerra in Iran è costata finora 25 miliardi

La guerra contro l’Iran è costata finora oltre 25,3 miliardi di dollari ai contribuenti statunitensi, secondo il sito Iran War Cost Tracker che monitora in tempo reale le spese del conflitto.

«Il calcolo si basa sulle informazioni che il Pentagono ha presentato al Congresso: 11,3 miliardi di dollari nei primi sei giorni, più 1 miliardo al giorno in modo continuativo», spiegano i promotori del progetto.

Secondo le stesse fonti, analisi indipendenti suggeriscono che il costo reale potrebbe essere significativamente più elevato.

Dal 28 febbraio, Stati uniti e Israele conducono attacchi contro l’Iran con l’obiettivo dichiarato di ridurne le capacità militari e colpire la struttura di potere del Paese.

Hormuz, Macron ne vuol parlare con membri Consiglio sicurezza Onu

Il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato l’intenzione di discutere con i membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu una proposta per scortare le navi nello stretto di Hormuz.

«Ho informato il segretario generale delle Nazioni unite che la Francia intende discutere con i partner chiave, in particolare i membri permanenti del Consiglio di sicurezza, la fattibilità di creare un quadro sotto l’egida dell’Onu per quanto intendiamo fare nello stretto di Hormuz», ha dichiarato Macron in conferenza stampa al termine del Consiglio europeo.

Il presidente francese ha aggiunto di aver informato i suoi omologhi e di aver discusso la questione anche con il primo ministro indiano Narendra Modi.

In precedenza, Macron aveva indicato che la Francia è pronta, insieme ai suoi partner, ad assumersi la responsabilità della scorta delle navi nello stretto una volta stabilizzata la situazione.

Nnazionale calcio femminile accolta con cerimonia a Teheran

La nazionale femminile di calcio dell’Iran è rientrata a Teheran, dove è stata accolta da una cerimonia ufficiale e da numerosi sostenitori. Il ritorno avviene dopo che alcune giocatrici avevano chiesto asilo in Australia: due di loro hanno deciso di restare e si allenano con un club locale, mentre altre sono tornate sui propri passi. Durante l’accoglienza, le atlete sono state celebrate con fiori e bandiere. «Non mi aspettavo che così tante persone venissero ad accoglierci, e sono felice di essere figlia dell’Iran», ha affermato la centrocampista Fatemeh Shaban.

La squadra era finita sotto i riflettori durante la Coppa d’Asia femminile, quando alcune giocatrici erano rimaste in silenzio durante l’inno nazionale, gesto interpretato come protesta o segno di lutto. Il vicepresidente iraniano, Mohammad Reza Aref, la scorsa settimana ha respinto le ipotesi secondo cui le calciatrice sarebbero state in pericolo se fossero tornate a casa, affermando che il Paese «accoglie i suoi figli a braccia aperte e il governo garantisce la loro sicurezza».

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