Tassi fermi. Il Federal Open Market Committee (Fomc), l’organismo della Federal Reserve responsabile della politica monetaria degli Stati Uniti, ha deciso di tenere i tassi d’interesse al 3,50%-3,75%, come previsto dagli analisti. In questa occasione si è registrato un solo voto contrario (erano due il 28 gennaio): quello di Stephen J. Miran che avrebbe preferito un taglio di un quarto di punto. Christoph J. Walter, che nella precedente riunione aveva votato a favore di una riduzione del costo ufficiale del credito a brevissimo termine, ha fatto convergere il suo voto con quello della maggioranza.
Poco variata la diagnosi dell’economia, nel comunicato ufficiale. Il Fomc ha semplicemente notato che l’inflazione è poco variata, mentre a gennaio aveva preferito sottolineare che aveva mostrato segni di stabilizzazione. Inevitabile il riferimento alla guerra: «Le implicazioni degli sviluppi in Medio Oriente per l’economia degli Stati Uniti sono incerte».
Le proiezioni macroeconomiche mostrano una crescita più rapida, rispetto a dicembre, per quest’anno (2,4% contro il 2,3%), per il prossimo (2,3% dal 2%) e per il 2028 (2,1% dall’1,9%). Anche la crescita di lungo periodo, che può essere considerata come un obiettivo implicito, è stata alzata al 2,0% dall’1,8%. Anche l’inflazione è ora prevista in rialzo: 2,7% (dal 2,4% di dicembre) per quest’anno, 2,2% per il 2027 (dal 2,1%) e 2% invariato per il 2028. Nell’orizzonte di politica monetaria, dunque, l’obiettivo verrebbe raggiunto, un segnale che l’attuale orientamento appare appropriato. In leggero rialzo anche l’inflazione core: 2,7% (dal 2,5%) per quest’anno; 2,2% (dal 2,1%) per il prossimo, e 2% invariato per il 2028. Quasi invariata la disoccupazione, rivista solo al 4,3%, dal 4,2% per l’anno prossimo. Resta confermata la discesa dal 4,4% di quest’anno al valore di lungo periodo del 4,2% nel 2028.
Quasi invariate le previsioni sull’andamento futuro dei tassi. Le previsioni dei singoli governatori esprimono nella mediana, per fine 2026, tassi al 3,25-2,50%, corrispondenti a un solo taglio per quest’anno; al 3-3,25% per il 2027, pari a un secondo taglio, e per il 2028, quando sono sono quindi previsti ulteriori ritocchi. Sono le stesse indicazioni per dicembre. Leggermente aumentata, ma in modo irrilevanti ai fini della definizione della politica monetaria, la mediana per il lungo periodo, comunque vicinissima al tre per cento di dicembre (3,1%). La Fed non sembra dunque avere elementi per immaginare conseguenze durature della guerra contro l’Iran.
