La guerra ibrida in Europa fa un salto di qualità: cosa è successo negli ultimi giorni

«I danesi devono aspettarsi altri attacchi di questo genere, devono prepararsi per nuovi atti di sabotaggio, nuovi cyberattacchi e altri danneggiamenti ai cavi sottomarini»: in un discorso video trasmesso giovedì sera, la premier danese Mette Frederiksen ha messo in guardia il suo Paese dalle minacce ibride puntando esplicitamente il dito contro la Russia, e nel giro di qualche ora gli eventi hanno confermato il suo allarme non solo in Danimarca, ma in tutto lo scacchiere nordico.

Nella notte tra giovedì e venerdì l’aeroporto di Aalborg – nel sud della Danimarca – è stato di nuovo chiuso a causa di una minaccia non meglio specificata, ma che secondo indiscrezioni raccolte dall’agenzia di stampa nazionale finlandese Stt riguarderebbe ancora una volta droni non identificati; precisamente come quelli che circa ventiquattr’ore prima avevano interferito nel traffico aereo della stessa Aalborg, della base militare di Skrydstrup,e degli scali di Esbjerg, Sonderborg.

Per la Danimarca si tratta del terzo sciame di droni in meno di una settimana, dopo la prima ondata che lunedì notte aveva sorvolato l’aeroporto di Copenaghen in parallelo a un incidente simile avvenuto all’aeroporto di Oslo, in Norvegia. Proprio mentre la premier danese registrava il suo messaggio la minaccia si spostava più a nord, in Svezia, dove intorno alle 20:30 di giovedì un altro sciame ha sorvolato la base della marina militare delle isole Styrkoe och Tjurkoe.

Sabotaggi, cyberattacchi, danneggiamenti: sul fianco orientale dell’Unione europea e della NATO l’arsenale della guerra ibrida si sta dispiegando con una rapidità ancora più intensa rispetto a quella registrata negli ultimi mesi, e le ripercussioni si avvertono in tutta l’Europa.

Spie occasionali

Venerdì mattina la polizia dei Paesi Bassi ha arrestato due 17enni con l’accusa di spionaggio: secondo quanto riporta il quotidiano olandese De Telegraaf, i ragazzi sarebbero stati reclutati attraverso un canale Telegram da un agente filorusso, che li avrebbe spinti a introdurre un dispositivo per le intercettazioni negli uffici dell’Aia di Europol (l’agenzia anticrimine dell’Unione europea) , Eurojust (l’agenzia per la cooperazione giudiziaria penale) e nell’Ambasciata del Canada, uno dei paesi più coinvolti nella gestione delle basi NATO sul fianco orientale.

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