sfide e scelte nelle aree rurali italiane

L’altra faccia della medicina si vede lontano dagli ospedali, tra paesi di campagna o in alta montagna, dove l’ambulatorio, molto spesso e a causa dei fenomeni di spopolamento, diventa una sorta di ultimo presidio dello Stato. A farlo funzionare sono i medici di medicina generale.

Sono loro, anche nelle aree interne — che «sono più o meno simili in tutta Italia» — a garantire l’assistenza sanitaria a una popolazione che, nella maggior parte dei casi, è soprattutto over 60.

Federico Contu, medico di base a Nuxis, paese di 1.400 abitanti nel Sulcis, in Sardegna, esercita la professione in “periferia” per scelta. «Nel mio caso è stato quello che volevo fare — racconta — nel senso che ho sempre pensato che avrei voluto lavorare in un paese perché mi sono reso conto che i ritmi clinici e il contesto erano più accoglienti per me». Oggi, spiega, esiste anche un dibattito scientifico su cosa possa spingere i medici a prendere incarichi lontano dai grandi centri.

Tutto ruota attorno allo spopolamento: con l’esodo degli abitanti i servizi si riducono e la vita nelle “periferie” — siano esse di campagna o di montagna — diventa più complicata. «La Sardegna ha caratteristiche orografiche che non sono uniche — argomenta Contu, che è anche presidente regionale della Fimmg —. Si parla di aree interne, che non sono semplicemente aree rurali. Osservando il quadro nazionale ci si rende conto che gran parte dell’Italia è un’area interna». È qui che operano i medici di “frontiera”, un’attività che «non è una missione, ma una scelta di vita e professionale».

«La medicina rurale è quasi una sottospecializzazione della medicina di famiglia», prosegue Contu. In passato la medicina di famiglia era più simile a quella che oggi si esercita nei paesi. Nelle città è cambiata profondamente, mentre nei piccoli centri è rimasta legata a una certa tradizionalità nell’esercizio della professione. La tecnologia è arrivata anche qui, seppure con difficoltà legate soprattutto alla qualità delle connessioni, ma senza cancellare il legame con la comunità. «Nelle aree rurali il contesto comunitario è più sentito e forte: esiste un tessuto sociale che ti permette di conoscere chi vive a fianco».

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