
Per questo l’accordo non è solo un’intesa tecnica. È un segnale che promette di pesare nel riassetto delle telecomunicazioni italiane. E, guardandolo in maniera un po’ più ampia, se il capitolo della rete unica sul fisso (Open Fiber-Fibercop) fissa continua a restare impantanato, l’intesa fra Tim e Fastweb+Vodafone pone quantomeno le condizioni teoriche per una rete unica nel mobile.
L’attacco ai player Inwit e Cellnex
Certo, c’è poi un altro punto centrale in questa partita: l’iniziativa incrocia frontalmente gli interessi degli operatori che oggi presidiano il mercato italiano delle torri. Inwit e Cellnex Italia insieme detengono oltre il 90% dei macro-siti italiani, mentre PTI Italia ha una quota molto bassa. La sfida non è solo sulle torri da costruire, ma sul potere contrattuale che quelle torri spostano.
Del resto, c’è un dato certamente non trascurabile che può permettere di leggere meglio la situazione. La realizzazione di torri di trasmissione non è un’operazione da poco. Richiede investimenti (da qui la ricerca di investitori finanziari), tempi non certo brevi, competenze. È altresì chiaro che la mossa denota una certa tensione con il mondo delle towerco, ad oggi evidente in particolar modo nelle discussioni fra Inwit e Fastweb + Vodafone.
Il nodo Msa fra Inwit e Fastweb+Vodafone
A fine mese, secondo i legali della telco controllata da Swisscom scade il contratto con Vodafone Italia mentre Inwit sostiene che questo accordo andrà avanti fino al 2038. Sul Sole 24 Ore dello scorso 30 dicembre il dg di Inwit, Diego Galli, ha voluto mettere in chiaro la visione della towerco: i Master service agreement (Msa) si possono riconsiderare, ma soltanto «sulle condizioni dei nuovi investimenti». Dal canto suo Marco Patuano, ceo di Cellnex Group, sul Sole 24 Ore del 28 febbraio invitava a non lasciarsi andare agli allarmismi: «I nostri accordi sono ventennali o trentennali, coerenti con gli investimenti iniziali. I rinnovi con Telefónica, Iliad, Vodafone Uk, Fastweb sono avvenuti senza crisi: ci si siede, si aggiusta quello che va aggiustato, e si continua».
Il ran sharing
La mossa di Tim e Fastweb + Vodafone – che interviene in un quadro di rapporti sempre più stretti fra le due telco, che hanno a gennaio annunciato un accordo di condivisione dell’infrastruttura passiva (ran sharing) nei comuni con meno di 35mila abitanti e che ora è in attesa di del closing – apre uno scenario che appare differente. Che adesso andrà misurato alla prova dei fatti. Come scrive Intermonte il piano di Inwit prevede una realizzazione di 3.500 nuove torri tra il 2024 (25mila siti circa di dotazione e il 2030 (in cui si arriverà a 28mila siti) con un impegno finanziario di circa 100mila euro per sito. «A parità di economics la realizzazione di 6mila torri (solo infrastruttura passiva) da parte della nuova Jv implicherebbe un investimento di circa 600 milioni di euro da ripartire fra due o tre operatori su un orizzonte plutriennale, cui andrà aggiunto l’investimento per gli apparati attivi».
