Trump apre all’Iran: «Vogliono parlare, ho accettato». Ma i bombardamenti continuano

Da Mar-a-Lago, chiuso nella sua residenza in Florida, Donald Trump esulta per «i grandissimi risultati già raggiunti» dall’operazione Epic Fury, minaccia nuovamente il regime di Teheran, ma apre anche al dialogo con i leader iraniani scampati ai bombardamenti.

La guerra iniziata contro l’Iran è la più insidiosa combattuta dalle forze americane dall’invasione dell’Iraq del 2003: «Siamo alle prime fasi, stiamo andando nella giusta direzione, abbiamo eliminato 48 leader del regime in un colpo solo», ha dichiarato il presidente Usa, ma il conflitto – ha aggiunto – potrebbe durare quattro settimane. «No boots on the ground», nessun militare americano sarà impiegato sul campo: questo è l’ordine ribadito, anche ieri, da Trump ai suoi generali, per evitare di restare impantanato – come in Iraq, come in Afghanistan, come anche in Ucraina (seppure indirettamente) – in «uno stupido conflitto senza fine»: così li aveva definiti lo stesso presidente quando prometteva ai suoi sostenitori Maga che gli Usa non avrebbero preso parte a guerre lontane.

«I bombardamenti pesanti e mirati continueranno, per tutta la settimana o, per tutto il tempo necessario, a raggiungere il nostro obiettivo di pace in tutto il Medio Oriente e, in verità, nel mondo!», ha dichiarato ieri Trump, che poi ha avvisato le autorità della Repubblica islamica: «Hanno dichiarato che risponderanno agli attacchi, che colpiranno molto duramente, ma è meglio che non lo facciano, perché se lo faranno, li travolgeremo con una forza che non è mai stata vista prima!».

I raid tuttavia potrebbero non bastare, e nonostante le direttive perentorie della Casa Bianca, gli stessi esperti militari del dipartimento della Guerra continuano a ripetere che «sarà difficilissimo per Usa e Israele rovesciare il regime degli ayatollah senza un’azione di terra».

Dopo il messaggio diffuso sui social per annunciare l’avvio dei bombardamenti, Trump non si è più fatto vedere in pubblico, ha annullato gli incontri con la stampa, ha affidato le sue dichiarazioni ai social e a qualche intervista ben calcolata: con lui in Florida ci sono la capa dello staff della Casa Bianca Susie Wiles; il segretario di Stato Marco Rubio; e il direttore della Cia John Ratcliffe.

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