Trump mette i dazi all’Ucraina, ma esclude Russia, Corea del Nord e Cuba

“Protetti” dalle sanzioni e da un interscambio irrisorio: la Federazione Russa, accanto a nazioni come Bielorussia, Corea del Nord e Cuba, non compare nella lista dei 185 Paesi o Territori (quasi tutto il mondo) che vedranno gravate dalle tariffe di Donald Trump le proprie esportazioni negli Stati Uniti. Un’assenza che in questo momento stride, anche perché accostata all’inclusione nell’elenco dell’Ucraina, oltre che delle altre ex repubbliche sovietiche, dal Kazakhstan all’Armenia.

La prima spiegazione fornita deriva dalla debolezza dell’interscambio tra Russia e Stati Uniti, che anche prima dell’invasione dell’Ucraina non è mai stato confrontabile alle cifre che legano Mosca all’Unione Europea o alla Cina, il suo primo partner commerciale. Nell’agosto scorso, le esportazioni russe negli Stati Uniti sono scese al livello minimo dal gennaio 1993, un volume di 84,4 milioni di dollari. Il declino è evidente nel corso degli anni: merci russe per 35 miliardi di dollari esportate negli Usa nel 2021, 14,44 nel 2022, 4,57 miliardi nel 2023, 3,5 miliardi nel 2024. «Un calo legato all’introduzione di sanzioni e restrizioni commerciali contro Mosca a causa dell’Operazione militare speciale», sintetizza la Tass riferendosi alla guerra in Ucraina.

Guerra, sanzioni e interscambio

Per fare un confronto relativamente al 2022, anno dell’invasione, all’epoca l’interscambio tra Russia e Cina era pari a 190,7 miliardi di dollari, quello tra Russia e Ue 257,5 miliardi di euro: da allora il primo è cresciuto fino a un record di 244,8 miliardi nel 2024, il secondo si è ridimensionato a 67,6 miliardi di euro. Ma per gli Stati Uniti, anche nel momento in cui Trump rovescia la frustrazione per la lentezza del processo di pace sulla minaccia di nuove sanzioni a Mosca, sempre più severe, il margine di manovra è limitato anche se il presidente americano starebbe pensando di imporre sanzioni secondarie contro i Paesi che continuano ad acquistare petrolio russo, a partire da India e Cina.

La Russia è stata esclusa dalla lista perché le sanzioni americane «già precludono qualunque scambio significativo», ha spiegato ad Axios la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt. Per la Russia, fanno notare diversi osservatori interpellati dall’agenzia Ria-Novosti, le tariffe già in vigore vanno dal 35 al 200%: le categorie di prodotti esclusi, che siano fertilizzanti o platino, sono strategiche e necessarie agli Usa. «Di fatto un interscambio tra Russia e Stati Uniti quasi non esiste – fa notare Mikhail Zeltzer, analista finanziario -. L’interscambio è crollato rispetto al 1992, e le sanzioni sono così tante che introdurre altre tariffe non ha senso».

Due pesi e due misure?

Tuttavia la realtà, sullo sfondo del riavvicinamento fra Trump e Vladimir Putin, non sta soltanto nelle cifre: la stessa pubblicazione americana fa notare che nell’elenco figurano Paesi come le Mauritius o il Brunei, o le isole Svalbard, che con gli Usa scambiano ancor meno di Mosca. Se però in questa fase Trump vuole evitare attriti con il Cremlino – una distensione testimoniata dalla presenza a Washington di Kirill Dmitriev, l’inviato di Putin per gli investimenti stranieri, primo alto funzionario a tornare negli Usa dall’invasione dell’Ucraina – il presidente americano potrebbe anche aver escluso ora la Russia dalla “lista nera” per riservarsi di reinserirla, magari con un decreto a parte, nel caso Putin facesse fallire il disgelo.

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