Trump minaccia l’uscita Usa dalla Nato: impatti e ostacoli

Dopo l’attacco israelo-americano all’Iran, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è tornato ad attaccare la Nato, arrivando a minacciare l’uscita degli Stati Uniti dall’Alleanza atlantica. Non è la prima volta che Trump critica la Nato, giudicata dal tycoon un peso inutile per gli Stati Uniti, che ne sono i maggiori finanziatori. In un post su Truth, il presidente americano si è definito «disgustato» dagli alleati, definiti «codardi» soprattutto dopo il rifiuto di partecipare a una coalizione militare per riaprire lo stretto di Hormuz, e ha definito la Nato «una tigre di carta». In questo contesto, la minaccia della Casa Bianca sembra più concreta che mai.

Il processo per uscire dalla Nato

Nella pratica, però, per Washington tirarsi fuori è un processo complesso. Sulla carta, il trattato stabilisce che ogni membro può abbandonare la Nato con un preavviso di un anno. E qui c’è una prima anomalia: la notifica per avviare questa procedura va consegnata al governo degli Stati Uniti, promotore originale e garante del patto atlantico, che in questo caso si troverebbe nella condizione paradossale di dover notificare se stesso.

Oltre a questa curiosità formale, le difficoltà maggiori sono sul fronte interno. Nel 2024, infatti, l’amministrazione Biden ha approvato il National Defense Authorization Act, che impedisce al presidente di prendere da solo una decisione di questo tipo. In base alla legge, per uscire dalla Nato serve una votazione favorevole di due terzi del Senato, oppure un’autorizzazione tramite un atto del Congresso.

Inoltre, il presidente si deve consultare con le Commissioni affari esteri di Camera e Senato «in relazione a qualsiasi iniziativa volta a ritirare gli Stati Uniti» dall’alleanza, e deve notificare alle commissioni «qualsiasi deliberazione o decisione» sul ritiro «il prima possibile, e in nessun caso oltre i 180 giorni prima di intraprendere il processo».

Un iter difficile da completare prima delle elezioni di midterm di novembre 2026, che potrebbero lasciare i Repubblicani con una maggioranza ancora meno solida in Senato. Se Trump trovasse un modo per aggirare il procedimento ordinario, non è da escludere una disputa con la Corte Suprema, che di recente ha già bocciato i dazi del tycoon. In ogni caso, la legislazione americana presenta alcune zone grigie su questo tema e l’eccezionalità della situazione rende le previsioni difficili.

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