BRUXELLES – È con malcelato fastidio e risentimento che i partner europei dell’Ungheria hanno accolto ieri la decisione di Budapest di bloccare un nuovo pacchetto di sanzioni contro la Russia, nonché un prestito europeo da 90 miliardi di euro. Nelle intenzioni dell’Unione europea, le misure sanzionatorie dovevano essere varate al più tardi oggi, quando i vertici comunitari saranno a Kiev per partecipare alle manifestazioni ufficiali nel quarto anno dell’invasione russa dell’Ucraina.
«Stiamo contattando a diversi livelli i colleghi ungheresi (…) affinché procedano con questo pacchetto di misure», ha detto ieri l’Alta Rappresentante per la Politica estera e di sicurezza Kaja Kallas alla fine di una riunione dei ministri degli Esteri a Bruxelles. Sul fronte del prestito da 90 miliardi, l’ex premier estone ha suggerito la possibilità di tornare all’ipotesi di usare gli attivi russi congelati per sostenere l’Ucraina (anche se la possibilità appare oggi remota).
Le tensioni con Budapest hanno a che fare con il mancato arrivo di petrolio russo in transito dall’Ucraina per via di danni all’oleodotto provocati dalla guerra. Il ministro degli Esteri Péter Szijjártó aveva preannunciato il veto in un tweet domenica su X. «Fino a quando l’Ucraina non riprenderà il transito di petrolio (…) attraverso il pipeline Druzhba, non consentiremo che decisioni importanti a favore di Kiev vadano avanti». Ieri il premier Viktor Orbán ha aggiunto che l’Ungheria «non si farà ricattare».
Il primo ministro ungherese aveva informato della posizione del suo paese il presidente del Consiglio europeo António Costa in una lettera mandata nei giorni scorsi. In una risposta inviata ieri, piuttosto secca nei toni e senza alcuna espressione di cameratismo, quest’ultimo ha esortato il premier Orbán di rispettare le decisioni del Consiglio europeo prese nel dicembre scorso, e di evitare quindi di mettere a rischio il principio di sincera cooperazione tra i paesi membri.
Nella riunione ministeriale di ieri lo scambio tra i ministri degli Esteri è stato molto acceso, secondo alcuni partecipanti. Il capo della diplomazia ucraina Andrii Sybiha, che ha partecipato anch’egli alla riunione, ha assicurato alle sue controparti che i lavori di riparazione dei danni sono iniziati e che strade alternative per il trasporto del petrolio sono state proposte a Budapest. Il ministro Szijjártó ha ribattuto che l’Ungheria manterrà il veto finché il transito del petrolio non sarà ripreso.
