Ue: allarme austerity energetica, occorre prepararsi per tempo

La possibilità, sempre meno remota, di una chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz risveglia in Europa lo spettro dell’austerità energetica, effetto dello choc petrolifero che seguì alla guerra del Kippur dell’ottobre 1973. Il commissario europeo all’Energia Dan Jorgensen, in vista della videoconferenza di oggi tra i ministri Ue dell’Energia, ha inviato una lettera in cui invita gli Stati membri a valutare «misure di riduzione della domanda», in particolare nel settore dei «trasporti». Il problema sono proprio i carburanti: «Dipendiamo dai mercati globali – ricorda Jorgensen – per il nostro approvvigionamento di combustibili fossili, in diretta concorrenza con altri consumatori. L’intensificarsi della concorrenza globale per le forniture disponibili potrebbe introdurre una maggiore volatilità nei mercati europei». «A breve termine – sottolinea il commissario – desta particolare preoccupazione la dipendenza dell’Ue dalla regione del Golfo Persico per i prodotti petroliferi raffinati, aggravata dalla limitata disponibilità di fornitori alternativi e di capacità di raffinazione per prodotti specifici all’interno dell’Ue».

Jorgensen: potrebbe servire una riduzione della domanda

Gli Stati membri, aggiunge Jorgensen, sono pertanto «incoraggiati a prepararsi tempestivamente in previsione di una potenziale interruzione prolungata. Oltre al rilascio di scorte di emergenza, le misure volontarie di riduzione della domanda rappresentano un ulteriore strumento di risposta essenziale». Pertanto, «considerata la situazione attuale, gli Stati membri sono invitati a valutare la promozione di misure di riduzione della domanda, in conformità con i propri piani di emergenza, con particolare attenzione al settore dei trasporti>. Per evitare di «aggravare le difficoltà di approvvigionamento», gli Stati membri per la Commissione «dovrebbero astenersi dall’adottare misure che possano aumentare il consumo di carburante, limitare la libera circolazione dei prodotti petroliferi o disincentivare la produzione delle raffinerie dell’Ue>.

«Preservare il mercato interno»

Gli Stati dovrebbero anche “valutare – continua Jorgensen – il potenziale impatto transfrontaliero delle misure nazionali e consultarsi con gli Stati membri limitrofi e con la Commissione per preservare la coerenza a livello Ue e il funzionamento del mercato interno». Data la «volatilità» della situazione attuale, aggiunge il commissario, «sono essenziali meccanismi di monitoraggio efficaci e di rapida condivisione delle informazioni, anche da parte del settore industriale, come produttori, importatori, distributori, gestori di infrastrutture, raffinerie e altre imprese rilevanti». Per salvaguardare la disponibilità di prodotti petroliferi sul mercato dell’Ue, gli Stati membri «sono incoraggiati a rinviare qualsiasi manutenzione non urgente delle raffinerie. Inoltre, gli Stati membri sono invitati a valutare la possibilità di incrementare l’utilizzo dei biocarburanti, che potrebbero contribuire a sostituire i prodotti petroliferi di origine fossile e ad alleviare la pressione sul mercato».

«Non ci sono le condizioni per allentare i vincoli di bilancio»

Oggi non ci sono le condizioni per attivare la clausola generale di salvaguardia del patto di stabilità, che sospenderebbe l’applicazione dei vincoli di bilancio, che venne utilizzata nel marzo del 2022 davanti ai lockdown imposti dalla pandemia di Covid-19. Lo spiega un portavoce della Commissione Europea, dopo che dal governo italiano sono arrivate voci che chiedevano la sospensione dei vincoli di bilancio, per far fronte alla crisi innescata dalla guerra scatenata da Usa e Israele contro l’Iran.

«La clausola di salvaguardia generale (Gec in gergo, General Escape Clause, ndr) del patto di stabilità e crescita – afferma il portavoce – che consente agli Stati membri di discostarsi dal loro percorso di spesa netta, può essere attivata solo in caso di grave recessione economica nell’area dell’euro o nell’Ue nel suo complesso. Stiamo monitorando attentamente la situazione instabile in Medio Oriente, ma non ci troviamo in questo scenario».

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