Via libera a Eni e a quattro major a trattare il petrolio del Venezuela

A poco più di un mese dalla caduta del dittatore Nicolás Maduro e della salita alla presidenza del Venezuela della presidente Delcy Rodríguez arrivano i primi segnali di ripartenza del settore petrolifero del Paese Sud Americano. Cinque grandi compagnie petrolifere, ha comunicato l’Office of Foreign Assets Control (Ofac) del dipartimento del Tesoro Usa, hanno infatti ricevuto la licenza a operare in Venezuela dalle autorità statunitensi. Si tratta di Bp, Chevron, Eni, Repsol e Shell.

Ora si riapre il mercato venezuelano dopo che la compagnia petrolifera statale venezuelana Pdvsa si è rifiutata di vendere petrolio alle aziende prive di licenze individuali statunitensi, limitando le esportazioni. Il Venezuela dipende dai proventi delle esportazioni di petrolio e ha bisogno dei proventi della vendita per gestire il suo governo. Le licenze generali hanno lo scopo di esentare le aziende dalle sanzioni statunitensi sull’industria petrolifera venezuelana, che Washington ha allentato dopo la cattura del presidente venezuelano Nicolas Maduro.

La ripartenza dell’export

Il provvedimento dell’Amministrazione americana permette di riavviare le transazioni internazionali con cinque gruppi in grado di assorbire la produzione di Caracas. Già dai primi di gennaio, dopo la caduta e l’estradizione di Maduro, il segretario statunitense all’Energia, Chris Wright, aveva annunciato che Washington avrebbe controllato le vendite di petrolio venezuelano «a tempo indefinito» e il presidente Usa Donald Trump aveva riferito che i leader ad interim del Venezuela hanno accettato una commercializzazione del greggio gestita dagli Stati Uniti per 30-50 milioni di barili. Insomma, come annunciato dagli Usa «ci occuperemo della vendita del greggio che esce dal Venezuela, innanzitutto di questo petrolio immagazzinato che si è accumulato, e poi, a tempo indefinito, in futuro, venderemo sul mercato la produzione che proviene dal Venezuela», aveva affermato Wright. Ora quei propositi si sono materializzati in licenze operative.

Quelle arrivate ieri sono da un lato un’autorizzazione per la ripresa delle operazioni, che richiede che i pagamenti delle royalty transitino attraverso il Foreign Government Deposit Fund, dall’altro una licenza che consente alle società di stipulare contratti con Pdvsa, la compagnia petrolifera statale venezuelana, per nuovi investimenti in petrolio e gas venezuelano, sottoposti a permessi da parte del Tesoro statunitense.

Le dimensioni delle attività in Venezuela da parte delle cinque major sono ancora oggetto di valutazione ma il Paese, con oltre 303 miliardi di barili, possiede la più importante riserva di petrolio al mondo. Così a Wall Street è partita una nuova ondata di acquisti su Chevron che è in guadagno di oltre il 20% da inizio 2026 e ha raggiunto una capitalizzazione di mercato di 368 miliardi di dollari.

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