editori britannici uniti per regole sull’uso dei contenuti AI

In un passaggio cruciale per l’industria dei media, alcuni tra i principali gruppi editoriali britannici hanno deciso di fare fronte comune per ridefinire le regole di utilizzo dei contenuti giornalistici nell’era dell’intelligenza artificiale. È nata così Spur – Standards for Publisher Usage Rights – una coalizione che si propone di fissare standard tecnici condivisi e modelli di licensing sostenibili per garantire che le aziende dell’AI paghino per l’uso del giornalismo su cui addestrano i propri sistemi.

A promuovere l’iniziativa sono The Guardian, BBC, Financial Times, Sky News e Telegraph Media Group. In una lettera aperta rivolta ai leader globali dell’editoria, del broadcasting e dell’informazione, i firmatari invitano l’intero settore ad aderire come membri fondatori della nuova alleanza.

Un modello economico sotto pressione

L’assunto di partenza è chiaro: l’intelligenza artificiale sta trasformando radicalmente il modo in cui i contenuti vengono creati, distribuiti, scoperti e monetizzati. I modelli di AI generativa – alla base di strumenti come OpenAI e il suo chatbot ChatGPT – richiedono enormi quantità di dati per l’addestramento. Una parte significativa di questi dati proviene dal web aperto, incluse testate giornalistiche, archivi digitali e contenuti editoriali di qualità.

Secondo i promotori di Spur, proprio questi materiali – reportage, inchieste, archivi storici – sono diventati “materiale di addestramento fondamentale per i sistemi di AI”, spesso raccolto tramite scraping, copiato e riutilizzato senza standard comuni che prevedano autorizzazioni o compensi. Il risultato, dicono, è un indebolimento del modello economico che sostiene il giornalismo professionale.

Il nodo non è solo economico, ma anche reputazionale: la mancanza di trasparenza su come le risposte dei sistemi di AI vengano generate rischia di erodere la fiducia del pubblico sia nei confronti delle notizie sia delle tecnologie che le veicolano.

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