
Nell’attesa di capire gli sviluppi, i risultati del primo trimestre saranno l’occasione per fare il punto, benché i dati non registrino ancora pienamente l’impatto dell’impennata dei prezzi del carburante. Questo perché le compagnie aeree europee hanno una copertura tra il 70% e l’80% contro il rischio di aumento del costo del jet fuel; per la quota non coperta (tra il 20% e il 30%), la liquidazione fisica avviene con ritardo. Ciò significa che i costi del carburante di marzo, ultimo mese del trimestre, si basano ancora sui prezzi prebellici.
La conferma di questa dinamica arriva dal Ceo di Ryanair, Michael O’Leary, che in un incontro ha spiegato come la compagnia low cost sia coperta per l’80% fino a marzo 2027 al prezzo di 67 dollari al barile, grazie a contratti sottoscritti prima del 28 febbraio, data di avvio della missione «Epic Fury». Il restante 20% di carburante non coperto è stato valutato a marzo ai prezzi di riferimento di febbraio, quindi pre-conflitto, pari a 75 dollari al barile. Ad aprile, invece, il prezzo di riferimento è stato quello di marzo, in pieno conflitto, salito a 150 dollari al barile: un aumento che è costato circa 50 milioni di dollari in più in un solo mese. La compagnia stima che, se i prezzi dovessero restare a questi livelli, il costo aggiuntivo del carburante per i prossimi 12 mesi potrebbe raggiungere i 600 milioni di dollari.
Al di là del conflitto, i primi tre mesi dell’anno sono tradizionalmente i più difficili per le compagnie aeree, poiché i viaggi diminuiscono dopo la pausa natalizia. Considerando che il conflitto è iniziato il 28 febbraio — limitando quindi a un solo mese gli effetti nel trimestre — gli analisti di Bank of America hanno ridotto del 9% le previsioni sull’EBIT trimestrale, ma restano fiduciosi sul resto dell’anno, ritenendo che «i tagli di capacità sosterranno le tariffe in risposta all’aumento del prezzo del carburante». In questa prospettiva hanno alzato le stime dei ricavi del 2% per il 2026, ipotizzando una crescita del 3-4% dei ricavi unitari sull’anno. Di quanto dovranno aumentare le tariffe per coprire questi costi? Bank of America stima che i prezzi dei biglietti in Europa debbano salire di circa il 5% per compensare il caro carburante, con un impatto più marcato nella seconda metà dell’anno, quando le coperture finanziarie giungeranno a scadenza.
L’Europa resta relativamente ben posizionata, in quanto preferita rispetto a mete esotiche considerate più incerte. Tuttavia, le prenotazioni a breve termine restano al di sotto dei livelli dello scorso anno a causa delle tensioni geopolitiche, mentre per i mesi estivi centrali la domanda si conferma solida: chi ha già scelto la meta tende ad acquistare subito il biglietto per evitare aumenti successivi.
Nonostante ciò, l’aggiornamento di easyJet — che ha stimato una perdita tra 540 e 560 milioni nella prima parte dell’anno, in linea con il consensus — ha suscitato nuove preoccupazioni sulla domanda e sulle tariffe del picco estivo. Tra i vettori legacy, chi è esposto sul Nord Atlantico e sul Sud America e meno sull’Asia, come IAG (British Airways e Iberia), risente meno delle tensioni nel Golfo ed è quindi relativamente al riparo.
